Dramma per i motociclisti italiani, arriva il limite di velocità imposto | La limitazione è pesante

Esiste un limite di velocità non imposto dalla legge dei vari paesi nel mondo per i veicolo? Nel caso delle moto, la risposta è certo che si. Un poco noto accordo siglato da tutti i marchi vi impedisce di correre quanto vi pare.

Prima o poi, salvo scoperte scientifiche inimmaginabili che ci consentano di piegare a nostro piacimento lo spazio e il tempo, dovremo fare i conti con limiti insuperabili che fisseranno definitivamente la velocità massima dei veicoli che guidiamo ad un dato numero non superabile. Nel caso delle motociclette sportive da strada però questo limite è già stato fissato e non per motivi tecnici: ecco come le case di tutto il mondo hanno deciso di “collaborare” educatamente.

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Niente più corse tra centauri (Canva)

Non sono supercar

Vi siete mai chiesti perchè in media una motocicletta sportiva è più “lenta” di una supercar qualsiasi? Certo, non parliamo di una differenza impressionante, una Kawasaki ZX-12R può arrivare a 300 chilometri orari mentre una Ferrari Roma può toccare i 320 ed una Bugatti Veyron superare i 400 anche se teoricamente potrebbe farlo solo in pista o su una Autobahn tedesca. Ma considerando che le moto pesano molto meno, questo dubbio è legittimo.

La risposta non è data solo dalla questione della sicurezza stradale che ci porta a chiederci chi avrebbe il coraggio e la lucidità di spingere oltre una certa velocità una motocicletta fuori da un circuito di MotoGP ufficiale ma anche da un vero e proprio accordo tra le principali case motociclistiche che producono veicoli particolarmente veloci. Come vedremo tra poco, questo è il vero motivo per cui non potete correre quanto una Lamborghini in autostrada.

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Una Ducati in strada (Canva)

Diplomazia tra brand

Nel 1999 l’arrivo di motociclette come la già citata ZX-12 e la Suzuki Hayabusa, entrambe capaci di superare i 310 chilometri orari, portò ad una pericolosa escalation della velocità delle moto: la tecnologia aveva fatto passi da gigante al punto che la Kawasaki annunciò ufficialmente la costruzione di una moto capace di infrangere la barriera dei 320 chilometri orari, roba da far tremare Koenigsegg e Pagani. Ma i politici di tutto il mondo iniziarono a protestare.

Molti paesi tra cui quelli dell’Unione Europea infatti si dissero pronti a bandire le moto sportive troppo potenti dalle loro strade per evitare un pericoloso fenomeno di corse oltre i limiti di velocità tra centauri. Questo portò al Gentlemen Agreement, un accordo segreto ed ufficioso tra tutti i principali marchi motociclistici del mondo – specie europei e giapponesi – che solo il Daily Telegraph rese pubblico anni dopo, chiamandolo il club dei 300 chilometri orari.

Tornano i furbetti…

L’accordo infatti, a quanto riferisce la stampa britannica, prevede che non vengano più costruite motociclette sportive prodotte in serie capaci di superare i 300 chilometri orari. Se ci fate caso, dal 2000 in poi tutte le moto di questo tipo non superano quel limite. Tutte o quasi…l’Accordo tra Gentiluomini come è stato soprannominato è stato infatti infranto varie volte, spesso in modo molto subdolo e, guarda un po’, da noi italiani.

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Anche la casa BMW è stata accusata di aver violato l’accordo (Canva)

La solita stampa britannica che sembra aver preso molto a cuore la storia del Gentlemen Agreement ha registrato varie violazioni più o meno evidenti di questo accordo ufficioso: la prima avvenne nel 2007 quando l’italiana Augusta presentò la F4 R312 capace di sfrecciare a 312 chilometri orari. Una violazione sfacciata, visto che questa cifra compariva anche nel nome, pure se in realtà nessun pilota ha mai portato la moto a quella velocità in un test ufficiale.

Un altro marchio italiano fece di meglio nel 2013: la Ducati 1199 Panigale R infatti montava di serie un avviso acustico per avvertire il centauro del superamento dei 300 chilometri orari, un modo per dire “Non dovremmo lasciartelo fare. Ma se vuoi…”. Anche BMW e Kawasaki hanno fatto preoccupare i giornalisti con la S1000RR capace di toccare i 303 chilometri orari e la Ninja H2R che però – garantisce il marchio giapponese – si potrà guidare solo in pista. Secondo voi, quanto durerà questo accordo?