Le 4 auto Giapponesi da comprare prima che sia troppo tardi: investimento assicurato

Le auto giapponesi hanno conquistato il mercato europeo, quattro modelli ‘youngtimer’ però rappresentano un vero e propio investimento.

‘Non tutte le ciambelle riescono col buco’. Un modo di dire che può spiegare benissimo l’avventura di determinate case automobilistiche nel nostro paese. Macchine importate da paesi lontani che però fanno fatica ad attecchire in Italia. Se ne vedono pochissime in giro e quelle che ogni mattina ‘sono su strada’, destano la curiosità degli automobilisti, per linee e scelta d’acquisto.

Auto Giapponesi
‘Youngtimer’ giapponesi -Mondofuoristrada.it

Non è inusuale, né tanto meno un’eccezione. Anche il mondo dell’automobile è stato investito dal mercato globale. Questa però è la storia della Daihatsu. Storica casa produttrice di macchine giapponese. La più antica del Sol Levate, fondata nel 1907 e dall’inizio del nuovo millennio sotto il controllo di Toyota.

Dal 2013 però non è più possibile acquistare una Daihatsu nel nostro paese. Un addio a dire il vero scontato: vendite basse e un’ estetica delle vetture che non era riuscita a fare breccia nei cuori degli automobilisti italiani. Poco più di 5mila vetture arrivate dal Giappone nel 2010, in soldoni solo lo 0,3% del mercato. E come detto una linea in grado di destare curiosità, per forme e grandezza (davvero piccole), ma non in grado di reggere il confronto con le competitor, anche dello stesso paese di provenienza.

Daihatsu: le quattro imperdibili ‘youngtimer’ giapponesi

Un addio inevitabile quindi, visti numeri e dati. Eppure qualche amante del marchio c’è ancora e in circolazioni ci sono ancora 4 modelli di Daihatsu da poter acquistare a poco, una sorta d’investimento assicurato. Pezzi che possono diventare unici nel giro di qualche anno. Quattro auto youngtimer giapponesi per gli appassionati del genere.

Non si può non partire dalla Copen, la decappottabile di casa Daihatsu. Fece il suo debutto mondiale al Salone di Tokyo nel 2001, 3 anni più tardi approdò in Italia, con la guida a destra. Piccola dentro e fuori, con un motore bicilindrico turbo da 659 cc. La versione più europea arriverò solo qualche anno più tardi (1.3 da 87 cv.) e ovviamente anche il lato guida dalla parte corretta. Quella da acquistare è ovviamente la serie speciale del decimo anniversario. Furono messi in commercio soltanto 500 vetture.

Daihatsu Copen
La Daihatsu Copen – Mondofuoristrada.it

La Dahiatsu Feroza. Il fuoristrada della casa nipponica costruito tra il 1989 e il 1998. Conosciuta negli Stat Uniti e in Giappone con il nome di Rocky. Una modello sul quale dal Sol Levate puntavano, visti i tanti allestimenti pensati e lanciati sul mercato. In Italia però la musica era ben diversa: un’unica versione 1.6 benzina 16 valvole. A carburatore con 86cv fino al 94, poi con motore a iniezione con 95 cv fino al 98. Concorrente della Suzuki Vitara e della Toyota Rav4 non riuscì a reggere il confronto. Oggi con qualche migliaia di euro può essere acquistata sul mercato dell’usato.

Materia. Un parallelepipedo con quattro ruote che da questa parte del globo si conquistò fama e notorietà proprio per la sua forma geometrica, in aperto contrasto con il design dell’epoca. Altri grandi pregio erano: il rapporta qualità-prezzo, anche in questo caso diretta concorrente della Nissan, la Cube. E l’ottimizzazione dello spazio, puro ‘made in Japan’. Non si potrebbe spiegare meglio. La nota dolente invece erano le prestazioni, ma per chi l’ha acquistata, questo, era un aspetto del tutto secondario. Motore 1.5, benzina con consumi da 14km con un litro. Una macchina per chi, ancora oggi, vuole distinguersi nel traffico cittadino e non solo.

La ‘mini’ del Sol Levante

Daihatsu Travis, praticamente la Mini orientale, non la Cooper ma la Minor. Il debutto italiano arrivò nel 2006. Scelta minimal sia per la carrozzeria, che per la motorizzazione: tre cilindri (che oggi va per la maggiore quando di parla di city car) benzina EJ-VE da un litro e 58 cavalli. Con la possibilità di scegliere tra cambio automatico o manuale. In un certo ha anticipato quelli che sono i tempi moderni. Tanti i colori con cui era possibile acquistarla: dall’argento, all’arancione. Passando per il rosso, il grigio ardesia, finendo poi al verde bottiglia. La più ‘youngtimer’ delle quattro giapponesi.