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Tunisia fra avventura e solidarietà
Resoconto inviato da Climbing 4x4 Club • Pubblicato il 10 aprile 2008 22:17
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Duz è un punto di ritrovo per i fuoristradisti e per gli appassionati dell’avventura, ci si incontra tanti conoscenti e persone interessanti. L’atmosfera al campeggio e affascinante, con le chiacchiere intorno al fuoco di un caffè, le maggioline sopra i tetti delle auto e l’unica passione per tutti, il fuoristrada. Un altro giorno, oggi ci aspetta il re dei deserti, il Sahara. Dopo l’esperienza del ‘Chott el Jerid’, preferiamo prendere una guida ad una agenzia che si occupa anche dei dovuti permessi e ci accingiamo ad attraversare l’immenso verso Kisar Ghilane. Ritorniamo tutti bambini per un po’ nel sali scendi delle dune, ma c’è poco da scherzare con il Sahara, ce lo conferma poco dopo un incidente di un motociclista austriaco il quale si è fratturato una clavicola nel cadere. Gli prestiamo soccorso per quello che possiamo. Lo accompagniamo al mitico ‘cafè du desert’ dove si trovano i suoi compagni e l’assistenza con il medico.
Dovuta la fermata al caffè, dove sorseggiamo the caldo alla menta. Si sgonfiano un altro po’ gli pneumatici e si continua sulle grandi dune. La sabbia del deserto tunisino è finissima come talco, ma il Gambero Rosso e il Piccolo Folletto non la temono, cavalcano le dune come surfisti. Dopo un ennesimo sali scendi avvistiamo l’antico fortino della Legione Straniera, un’altra sosta un altro the, e poi Kisar Ghilane, ce l’abbiamo fatta. Un bagno ristoratore nella pozza d’acqua calda dell’oasi e ci godiamo uno spettacolare tramonto nel deserto. Sostiamo al camping per la notte. Ero già nel sacco a pelo che mi accingevo ad andare a dormire, quando guardo il cielo e una vocina mi dice di farlo. Prendo il Jimny, faccio circa 200 metri in direzione del deserto, spengo i fari e ammiro la volta celeste. Ragazzi le stelle viste da qua giù sono la meraviglia delle meraviglie. Rigiro l’auto in direzione del campo per ritrovare le tracce degli pneumatici e non le trovo, l’adrenalina va in circolo e la paura la segue, quando a fari accesi le luci del campo sbiadiscono e a fari spenti non si vede un accidente. Inevitabilmente finisco in twist nell’incavo di una duna con il muso dell’auto insabbiato…. niente da fare. Lascio l’auto con i fari accesi e vado a chiedere soccorso ai miei compagni. Ci tocca scavare per un po’ per liberare l’auto, per fortuna che la Jimny è leggera, basta un tappetino sotto una ruota per fare grip e riesce ad uscirne fuori. Al villaggetto di Kisar Ghilane lasciamo altro materiale ai bambini, il sorriso di questa gente è una delle cose rimarrà nei nostri cuori. Risaliamo verso nord, il nostro viaggio da fuoristradisti finisce qua, ci vestiamo da turisti visitando i villaggi trogloditi di Mattata, la magnifica Kairouan, Hammamet e ci perdiamo nei dedali della medina di Tunisi. Qua rincontriamo Samir e Linda che ci invitano a cena a mangiare il buonissimo pesce tunisino e a fumare con il narghilé. Qua finisce il nostro viaggio, resta solo il ritorno verso casa e l’assoluta certezza di voler ritornare in questa magnifica terra e fra questa magnifica gente.
Riflessioni - L’Unimog che in città sembra un pesce fuor d’acqua, nelle lande desolate e tra la sabbia del Sahara, trova la sua essenza. Ha avuto come unico problema solo la perdita al paraolio del cambio e la rottura di un ammortizzatore scoppiato sulle dune. Niente male per un mezzo di 30 anni e di 50 quintali. –La Jimny è un auto tutto fare che si trova a suo agio in tutti gli ambienti. Sembra che non abbia sofferto per niente il lungo viaggio. Ha avuto come problema il blocco momentaneo dell’alternatore della batteria il quale si è autorisolto. – Tra noi compagni lo spirito di gruppo è stato magnifico, siamo stati compatti nelle decisioni e instancabili nella sete di scoprire nuovi cose. Abbiamo avuto come unico problema le liti con le mogli a casa. Un elogio va ad Antonio cuoco del gruppo, un grazie va a Gerardo organizzatore del viaggio e un ben fatto a Simone autore di questo riassunto.
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