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Storia dell'esplorazione automobilistica del Sahara
• Pubblicato il 23 dicembre 2007 23:35
Sul finire degli anni Cinquanta le spedizioni
automobilistiche attraverso il Sahara assumono una nuova fisionomia,
trasformandosi da semplici viaggi all’insegna della ricerca di nuove
rotte commerciali in vere e proprie missioni scientifiche aventi lo
scopo di studiare e approfondire la flora e la fauna del deserto, e di
avvicinare le misteriose popolazioni che lo abitano.Sulla scia di queste considerazioni la Berliet organizza nel 1959 la “Spedizione Tenerè” avente lo scopo di aprire un nuovo collegamento stradale da Djanet al lago Tchad e, soprattutto, di ricercare le tracce delle antiche civiltà del
Tenerè, considerato il “deserto dei deserti”;
come ulteriore conferma delle finalità scientifiche della spedizione
viene chiamato a far parte dell’equipaggio anche il famoso etnologo
Henry Lhote, uno dei maggiori conoscitori del Sahara e delle sue
popolazioni. La “Spedizione Tenerè” della Berliet può contare su un
ampio spiegamento di mezzi che vede l’utilizzazione di 9 autocarri,
alcuni veicoli leggeri per le ricognizioni e persino un elicottero.
Tra le spedizioni più significative degli anni Settanta, va ricordata
senza’altro la “Crociera delle Sabbie”, organizzata dalla Saviem (la
divisione dei veicoli commerciali della Renault), guidata da Christian
Gallissian (uno specialista di raid transafricani). Partita il 30
dicembre del 1976 da Dakar, in Senegal, la spedizione francese della
Saviem raggiunge le rive del Mar Rosso dopo 115 giorni di viaggio e
9.500 chilometri percorsi (7.500 in fuoripista); tra i risultati di
rilievo realizzati da Gallissian vi è l’apertura di cinque nuove piste
tracciate in zone ritenute impossibili, tutte evidenziate con
un’apposita segnaletica. Oltre ai sette camion Saviem a quattro ruote
motrici, la “Crociera delle Sabbie” disponeva di una moto enduro per le
ricognizioni nelle zone più inaccessibili e due paracadute ascensionali
(trainati dai veicoli) utilizzati per le rivelazioni dall’alto; i
paracadutisti erano in contatto radio con gli operatori a bordo dei
veicolo usato per le trasmissioni, fornendo loro tutte le informazioni
necessarie ad elaborare una prima sommaria carta della zona da
esplorare.
Oltre alle spedizioni scientifiche e con peculiari fini di
esplorazione, il Sahara ha visto inoltre anche l’avvicendarsi sulle sue
dune di alcune iniziative prettamente “turistiche” organizzate in
grande stile da alcune Case automobilistiche, e tra queste meritano una
segnalazione il “Raid Afrique” della Citroen e il “Raid del Coraggio
sponsorizzato dalla Fiat.Il “Raid Afrique” è stato organizzato nel 1973 dalla Citroen in collaborazione con l’azienda petrolifera Total e con il patrocinio del Segretariato di Stato alla Gioventù e allo Sport, oltre alla collaborazione con la Air Afrique e la Kodak.
La carovana della Casa automobilistica francese era formata da 60 Citroen 2CV e da otto camion Berliet 4x4 di appoggio che trasportavano viveri, carburante, acqua e pezzi di ricambio. L’itinerario della spedizione si snodava lungo un percorso di circa 8.000 chilometri che, partendo da Tunisi, ha consentito di raggiungere Abidjan (Costa d’Avorio) dopo circa un mese di viaggio.
A questo viaggio si ispira anche il “Raid del Coraggio” organizzato nel
febbraio del 1985 dalla Safariland, all’epoca uno dei maggiori tour
operator italiani, in collaborazione con la Fiat e numerosi altri
sponsor. I 50 veicoli utilizzati per la spedizione erano Fiat Panda
4x4 e l’itinerario (ca. 7.000 Km) seguito partiva da Tunisi e si
concludeva ad Abidjan dopo aver attraversato tutto il Sahara in
direzione Nord-Sud.


