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Storia dell'esplorazione automobilistica del Sahara
• Pubblicato il 23 dicembre 2007 23:35
Nello stesso anno in cui la Renault organizza il
servizio di linea attraverso il Sahara, il deserto viene attraversato
da una normale auto da turismo, non espressamente preparata per questo
genere di imprese, con un exploit del tenente Geoges Estenne che a
bordo di una Torpedo 6 cilindri di serie raggiunge Gao battendo il
record di velocità nelle traversate del Sahara.Nel 1930 la Renault porta a termine una nuova spedizione che attraversa tutta l’Africa, dal Mediterraneo fino a Città del Capo, e due anni più tardi (1932) la Berliet
organizza la seconda spedizione sahariana lungo
la rotta Algeri-Gao durante la quale vengono utilizzati per la prima
volta autoveicoli con motorizzazione diesel. Nella terza spedizione
Berliet (1941) gli autocarri della Casa francese sono alimentati da
olio di palma, utilizzato a scopo sperimentale come carburante. Da segnalare alcuni anni prima (1932) la spedizione “Mission Paris Lac Tchad”, effettuata con due camion Laffly allestiti nella versione Sahara (dalla compagnia Lilloise de Moteurs) lungo la rotta Algeri-Touggourth-Djanet-Bilma-Gao-Timimoun-Algeri. Lo scopo stavolta era quello di provare che i possedimenti francesi dell’Africa equatoriale erano il prolungamento naturale della Francia Nord Africana, che poteva inoltre essere raggiunta senza lasciare il suolo nazionale, cioè senza dover attraversare colonie straniere.
L’obiettivo principale dal punto di vista automobilistico rimaneva
comunque il tentativo di attraversare il deserto del Tenerè lungo
l’asse diagonale Nord Ovest-Sud Est almeno fino all’oasi di Bilma. Per
realizzare una simile impresa, considerata quasi impossibile all’epoca,
fu necessario allestire i veicoli con tutte le attrezzature e i
rifornimenti necessari ai 6 componenti dell’equipaggio e alle due guide
locali nelle 3 settimane previste di viaggio.Oltre ai viveri e ai ricambi, vennero caricati a bordo dei camion 2.200 litri di gasolio, 250 litri di olio e 400 litri di acqua. Per rimuovere i veicoli in caso di insabbiamenti erano stati inoltre issati sul bagaglaio tre tronchi di palma per le ruote posteriori (sul cui asse era concentrata la maggior parte del carico) e alcuni rotoli di rete metallica per una lunghezza di circa 10 metri ciascuno per le ruote
anteriori; cosi sovraccarichi ogni camion veniva a sfiorare quasi
gli 84 quintali di peso, ma in compenso assicuravano un’autonomia di
marcia calcolata attorno ai 4.000 chilometri. Il viaggio si prolungò
oltre il previsto e dopo 35 giorni dalla partenza la spedizione rientrò
nuovamente ad Algeri dopo aver percorso oltre 13.000 chilometri.Da questo momento in poi i raid automobilistici attraverso il Sahara si moltiplicano a vista d’occhio e, per alcuni decenni, le finalità principali della maggior parte delle spedizioni sono rivolte essenzialmente a risolvere problemi di carattere commerciale, cercando di trasportare il maggior carico utile nel minor tempo possibile.
Contemporaneamente all’invasione del Sahara da parte dei grossi autocarri adibiti al traffico di merci, il deserto comincia ad essere affollato anche dai primi “turisti” che si cimentano in auto nella traversata di piste sabbiose, e sulle dune e nei pressi delle oasi iniziano ad intravvedersi le prime carcasse di veicoli distrutti o abbandonati.


