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Storia dell'esplorazione automobilistica del Sahara
• Pubblicato il 23 dicembre 2007 23:35
Nella storia dell’eplorazione automobilistica del Sahara,
l’automobile ha svolto un ruolo determinante nella scoperta di paesi
lontani e nella conoscenza di usi e costumi di popolazioni mai
avvicinate fino agli inizi del Novecento da alcun europeo, consentendo
inoltre di accorciare enormemente le distanze e assicurando spostamenti
rapidi e veloci, pur sacrificando qualche comfort, in piena libertà e
autonomia. I primi tentativi di penetrazione automobilistica del Sahara
risalgono proprio agli inizi del secolo scorso quando due chauffer
parigini, Etienne Giraud e Ernest Archdeacon,
visitarono alcune colonie
francesi dell’Africa mediterranea portando per la prima volta un
veicolo a motore tra gli abitanti della costa algerina. L’anno
successivo (1901 il poeta Gaetan de Meaulme organizzò il “Circuito
delle Oasi Tunisine”, al quale presero parte anche due automobilisti
italiani, il barone Gianotti e l’avvocato Poggio. Assai più lungo fu
il viaggio dei fratelli Crawhez, tra aristocratici belgi che nel 1902
si spinsero fino all’oasi di Touggourth, in pieno Sahara, e che
successivamente affrontarono la lunga traversata del litorale costiero
da Algeri a Costantinopoli. Nel 1916 il generale francese Leperrine
organizzò un raid sahariano con un convoglio di due veicoli che
partendo da
Ouargla si proponeva di raggiungere l’oasi di In Salah;
soltanto una delle due vetture riuscì a raggiungere la meta dopo una
traversata di venti giorni nel deserto duranti i quali vennero percorsi
circa 800 chilometri. La prima traversata del Sahara, lungo l’asse
Nord-Sud, fu compiuta per la prima volta nel 1920 da una spedizione
militare francese guidata dal tenente Lucien Fenouil composta da 23
camion Fiat 15-ter, il cui scopo principale era quello di allestire
delle basi di soccorso per una flotta di aerei che si accingeva a
compiere la prima traversata del Sahara.
L’intero convoglio percorse oltre 2.000 chilometri in meno di un mese,
da Touggourth a Tamanrasset, trasportando 40 tonnellate di carico
comprendente tra l’altro tre maxi-antenne radio smontabili alte
ciascuna 22 metri.
Ben altro rilievo e importanza, grazie alla partecipazione di un grosso
sponsor ebbe la famosa “Croisière Noire” della Citroen, una spedizione
che raggiunge per la prima volta (il 7 gennaio del 1923) la mitica
Tombouctou; gli automezzi allestiti dalla Casa francese erano dei
semi-cingolati, noti come Citroen-Kegresse, in grado di superare
agevolmente le distese sabbiose del Sahara.
Contemporaneamente alla Citroen un’altra Casa automobilistica francese,
la Renault, porta a termine nello stesso anno una nuova spedizione con
autovetture a sei ruote gemellate con lo scopo di collegare le stazioni
ferroviarie dell’Algeria a quelle del Niger, aprendo così una nuova era
nel sistema dei trasporti all’interno del Sahara. Due anni più tardi,
nel 1925, l’automobile si impone definitivamente sulle piste africane
con la spedizione “Trans-Africa” effettuata dal comandante Delingette
che a bordo della sua Renault 10 CV effettua l’intera traversata del
continente africano raggiungengo Città del Capo dopo essere partito da
Bechar; erano stati percorsi circa 18.000 chilometri e, oltre al
Sahara, vennero superati anche il sahel e la foresta equatoriale.
Nel 1926 viene varata la prima spedizione Berliet che effettua il
collegamento Algeri-Gao-Algeri con una carovana formata da tre veicoli
VBM a sei ruote, tutti equipaggiati con potenti propulsori a sei
cilindri. Il primo collegamento regolare viene istituito nel 1927
quando il Sahara è attraversato da un “servizio di linea” realizzato da
una piccola flotta di autocarri Renault ciascuno dei quali poteva
trasportare 8 persone ed era equipaggiato con poltrone-cuccetta e
disponeva di una riserva di circa 400 litri di benzina.

