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Capitolo 9 - Il guado

• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:20

Croce e delizia della maggior parte dei fuoristradisti, il guado rappresenta indubbiamente una delle situazioni più affascinanti, ma anche più impegnative, legate alla guida di un veicolo a quattro ruote motrici. E non soltanto per i suoi aspetti spettacolari, che evocano spesso immagini di grande avventura (quasi sempre legate ai rally-marathon), ma anche per altri fattori; tra questi probabilmente c’è anche una sorta di atavica emozione legata al ritorno nell’ambiente liquido, milioni di anni fa capolinea di partenza di ogni essere vivente.

Naturalmente per poter impensierire un tantino i driver più consumati ed esperti (neanche loro tuttavia immuni dalla tentazione di esibirsi in disastrose bravate), è necessaria una certa profondità del guado, ben lontana da quella delle varie pozzanghere o dei torrentelli sparsi un po’ ovunque sulle mulattiere e gli sterrati di montagna. Fino ai 20/30 centimetri non vi sono particolari problemi e qualsiasi vettura riesce a disimpegnarsi senza grosse difficoltà, a condizione che il fondo sia abbastanza consistente e privo di eventuali depositi di melma o avvallamenti profondi.

Quando la profondità supera invece i 30/40 cm., fino ad arrivare a un massimo di 70/80, il guado inizia a diventare una cosa seria e le difficoltà presenti vanno analizzate con la massima scrupolosità possibile; anche se in teoria la profondità massima che in fuoristrada può attraversare risultasse più elevata (in base al valore riportato sul libretto di circolazione o, come nel caso dei veicoli a benzina, fosse legata all’altezza  alla quale si trovano lo spinterogeno e il carburatore), non bisogna esagerare.

Il veicolo infatti può arrestarsi anche prima che l’altezza dell’acqua abbia raggiunto gli organi vitali dell’impianto elettrico, sia per la presenza di umidità che per eventuali infiltrazioni d’acqua.

Nel determinare la profondità di un guado anche la corrente dell’acqua svolge un ruolo non trascurabile poiché in presenza di acque calme, con fondi piani e consistenti, si può osare un tantino di più fino a sfiorare i limiti del veicolo; al contrario, se la corrente è piuttosto impetuosa (situazione che si accompagna spesso alla presenza di ciottoli sul fondo), può rivelarsi insidioso anche ritrovarsi immersi solo fino ai mozzi. Per una migliore disamina della tecnica di guida da adottare in questi casi, possiamo suddividere schematicamente le manovre legate all’attraversamento di un guado, in quattro momenti principali rappresentati dalla fase di ricognizione, dalla fase di entrata, dalla fase di “navigazione” e dalla fase di uscita.

La fase di ricognizione, già importante in altre situazioni legate alla guida in 4x4, diviene determinante e di fondamentale attuazione nell’approssimarsi dell’attraversamento di un guado. Occorre naturalmente scendere dalla macchina ed esplorare a piedi il tratto di fiume o torrente da attraversare, servendosi di un’asta di fortuna o di un bastone per valutare attentamente la profondità dell’acqua, nonché le condizioni del fondo: attenzione alla presenza di massi, rocce appuntite, filo spinato o ghiaia.

Nella fase di entrata la velocità dev’essere dolce e moderata, per evitare che l’onda venutasi a creare davanti al radiatore possa innalzare il livello dell’acqua che, penetrando all’interno del cofano motore, potrebbe danneggiare l’impianto elettrico o infiltrarsi nel filtro di aspirazione dell’aria. Un’andatura troppo elevata nella fase di entrata, rallentando la penetrazione dell’acqua nelle parti basse del veicolo potrebbe inoltre favorire il fenomeno di galleggiamento che, in presenza di forte corrente, renderebbe estremamente difficile mantenere la direzionalità del veicolo.

Un ulteriore fattore che impone una ridotta velocità nella fase di entrata è rappresentato dal rischio (troppo spesso sottovalutato) dello “shock termico”, conseguente alla rapida immersione in acqua fredda (o gelata, come spesso accade nei guadi d’alta quota) del motore, soprattutto quando è surriscaldato in seguito a lunghi tratti percorsi in condizioni particolarmente impegnative; può essere utile in questi casi un’occhiata al termometro dell’acqua per avere un’idea precisa della situazione effettuando, se necessario, una breve sosta per raffreddare il motore prima di immergersi.

Particolarmente attenuata dev’essere anche la pendenza del punto di entrata poiché in presenza di un angolo molto ripido la ventola viene a trovarsi subito immersa nell’acqua, spruzzando acqua all’interno del vano motore prima ancora che il veicolo abbia assunto la posizione orizzontale.

Poiché la corrente può diminuire notevolmente l’aderenza nel corso del guado, occorre prestare particolare attenzione nella scelta del punto di entrata, evitando le anse più strette del fiume (dove la corrente è molto sostenuta) in favore dei tratti più ampi nei quali la corrente è più attenuata e anche la profondità dell’acqua risulta minore.

Durante la fase di “navigazione” la marcia più adatta per avanzare senza problemi (una volta inserita la trazione 4x4) è la prima ridotta, soprattutto se il fondo da guadare è sufficientemente solido; questo rapporto assicurerà una forza motrice adeguata alla potenza richiesta, mentre al tempo stesso l’elevato regime di rotazione del motore faciliterà l’emissione dei gas di scarico dal tubo della marmitta (completamente immersa in acqua); a tale proposito va ricordato che in caso di sosta forzata, l’acqua potrebbe essere aspirata all’interno del tubo di scarico per cui non bisogna mai spegnere il motore, tenendolo inoltre sempre su di giri.

Durante questa fase, inoltre, l’impostazione di una corretta andatura in acqua è confermata dalla formazione della cosiddetta “onda di prua” rappresentata da un’onda regolare che, mantenendosi al disotto del cofano, respinge l’acqua in maniera uniforme lungo le fiancate del veicolo; oltre a creare un leggero risucchio che impedisce dal basso la penetrazione di acqua nel vano motore.

Nella fase di uscita invece la velocità dovrà essere abbastanza sostenuta e anche in questo caso, come nella fase di entrata, è necessario che la rampa di accesso non abbia angoli di attacco troppo accentuati; ad ogni tentativo di risalita infatti le difficoltà aumentano poiché la scarpata è più bagnata e sdrucciolevole per via dell’acqua trascinatavi sopra dal veicolo nei precedenti tentativi. Una volta usciti dal guado è consigliabile lasciare per un po’ il motore acceso allo scopo di facilitare l’evaporazione dell’acqua dai punti più delicati, oltre ad asciugare i freni (quelli a tamburo impiegano più tempo) viaggiando per un breve tratto con il pedale del freno leggermente schiacciato.

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