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Capitolo 15 - Guidare lungo i solchi
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:25
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Tra gli elementi nei quali ci si imbatte con ricorrente frequenza, soprattutto lungo le mulattiere dell’arco alpino o alle pendici della dorsale appenninica, uno dei più temibili per i driver a trazione integrale è rappresentato senz’altro dai solchi disseminati lungo la pista.
La presenza dei solchi può rilevarsi inoltre particolarmente insidiosa anche per l’eventualità di danni arrecati al veicolo, soprattutto nelle fiancate laterali e negli angoli di attacco e uscita, per cui il loro attraversamento richiede una serie di precauzioni alle quali è bene attenersi sia viaggiando da soli che al seguito di un convoglio.
Prima di entrare nel merito della questione, è opportuno una breve digressione per meglio mettere a fuoco i vari tipi di solchi presenti lungo i percorsi. La prima distinzione fondamentale da fare è quella della classificazione dei solchi in due tipi principali: trasversali e longitudinali.
Nel primo caso il solco attraversa la pista in senso perpendicolare rispetto a quello di marcia, mentre nel secondo caso sono praticamente allineati alla carreggiata e ne seguono l’andamento; i solchi longitudinali, inoltre, possono suddividersi ulteriormente in solchi paralleli e solchi unici.
I solchi trasversali (nella maggior parte dei casi sono isolati) sono formati soprattutto dal passaggio sulla carreggiata di piccoli corsi d’acqua; questi, alimentati dalle acque di disgelo (frequenti nella tarda primavera), o dall’accumulo idrico che si verifica in seguito ad intense precipitazioni, possono incidere in maniera profonda il terreno.
I solchi longitudinali paralleli, abbastanza frequenti sugli sterrati ricoperti di ghiaia (o comunque con fondo morbido e piuttosto friabile) sono formati dai ripetuti passaggi dei veicoli che, rimuovendo lo strato più superficiale dello sterrato, hanno provocato due solchi la cui profondità aumenta progressivamente in funzione del passaggio (e del peso) dei veicoli transitati. Soprattutto in alcune zone rurali dove, in seguito alla circolazione di trattori e macchine agricole, ci si può imbattere in solchi longitudinali molto profondi che, in alcuni casi, possono dar luogo anche alla formazione dei famigerati “binari” che rappresentano uno dei rischi maggiori (e pericolosi) quando si è alle prime armi.
I solchi unici, noti anche come solchi a “V”, si riscontrano soprattutto lungo le mulattiere e i sentieri di alta montagna, dove le condizioni ambientali sono caratterizzate da frequenti e violenti acquazzoni; la continua erosione esercitata dall’acqua provoca in questo caso una vera e propria voragine nella parte centrale della pista che, nei casi limite, può arrivare ad una profondità superiore ad un metro.
Esaurita l’analisi dei vari tipi di solchi, vediamo quali sono le modalità più idonee di guida per affrontarli, oltre ad esaminare alcuni interventi pratici da adottare e l’eventuale utilizzo di accessori utili (o indispensabili) per cavarsela al meglio nella maggior parte delle situazioni.
Nell’attraversamento di un solco trasversale, analogamente a quanto avviene nel superamento di un fossato, il veicolo deve essere posto in posizione obliqua (ca. 45°) rispetto alla linea tracciata dal solco. In pratica occorre individuare il miglior angolo di approccio possibile e ed impostare la traiettoria affinché le ruote dei veicolo entrino una alla volta all’interno del solco, in maniera tale da lasciare fuori le altre tre. Entrando nel solco in posizione frontale, con le due ruote anteriori perpendicolari alla depressione scavata nel terreno, si corre il rischio di cadere con le ruote anteriori all’interno del solco, rimanendo completamente bloccati sia in fase di avanzamento che nelle manovre di retromarcia (situazione ulteriormente aggravata se il telaio, o altre parti della carrozzeria, vengono a toccare con il fondo del terreno).
Per quanto riguarda i solchi longitudinali paralleli è necessario distinguere sue situazioni-tipo fondamentali, rappresentate dagli sterrati con buona aderenza e dalle piste il cui fondo è ricoperto da uno strato più o meno profondo di fango. Nel primo caso la marcia all’interno dei solchi (la cui profondità è in genere contenuta) può risultare più agevole in quanto lo strato superficiale, ripulito dalla ghiaia e dal pietrisco in seguito al transito dei veicoli, offre un’aderenza migliore rispetto alla superficie presente ai margini della carreggiata o al centro di essa nel caso si intenda procedere “a cavallo” del solco.
Quest’ultimo tipo di andatura si rivela invece efficace nel caso della marcia lungo solchi fangosi, o comunque particolarmente profondi e impegnativi, e richiede una tecnica abbastanza semplice che non implica un’eccessiva perizia.
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