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Magnum 4x4

• Pubblicato il 18 novembre 2008 17:10

L'occasione mancata

magnum 4x4Nello stesso periodo in cui la Lamborghini L200 cercava faticosamente di affermarsi sul mercato, circolava già da qualche anno sulle strade della nostra penisola un altro veicolo “made in Italy”.  Verso la metà degli anni Ottanta infatti, nella sonnolenta produzione italiana di fuoristrada, nasceva la Magnum realizzata da una piccola azienda a conduzione quasi familiare (Rayton Fissore), specializzata nell’allestimento di carrozzerie. 
magnum 4x4Prodotta nella cittadina di Cherasco, un piccolo centro adagiato tra le nebbiose colline delle Langhe (in provincia di Cuneo), la Magnum non tarda a farsi notare.  L’evento, siamo nel 1984, è di quelli destinati a fare notizia poiché era la prima volta che un’Azienda italiana si cimentava nella realizzazione  di un fuoristrada destinato alla normale produzione di serie senza sconfinare (come nel caso della Lamborghini) in fasce di mercato accessibili ad un’utenza molto limitata.
magnum 4x4I programmi della Rayton Fissore erano molto  ambiziosi e i primi modelli, seppur suscettibili di alcune migliorie nella carrozzeria e nelle rifiniture, suscitarono molta curiosità tra il pubblico degli appassionati e tra gli addetti ai lavori.  Ma anche qualche diffidenza a causa della sua linea (forse un po’ in anticipo sui tempi) e le grosse dimensioni (riprese in seguito da molti SUV dell’ultima generazione), e per la scelta delle motorizzazioni.  Sul robusto telaio dell’Iveco Daily si sono avvicendati infatti diversi propulsori (Sofim, VM, BMW, Alfa Romeo, etc.) che, per svariate ragioni, hanno evidenziato sempre molti problemi, soprattutto per quanto riguarda il raffreddamento del motore.
magnum 4x4Nonostante i successi conseguiti nella fornitura alla principali Amministrazioni Pubbliche (tra cui la Polizia di Stato), dove sono confluite in 10 anni circa 2.000 veicoli, la Magnum non è mai riuscita ad imporsi su scala nazionale, né a penetrare nel vasto ma difficile mercato statunitense dove aveva fatto capolino con il marchio Laforza, che montava un potente propulsore Ford di 5.0 litri.
Probabilmente le cause del lento declino della Magnum sono riconducibili ai numerosi cambi della guardia al vertice degli assetti societari del gruppo e alla cronica carenza di investimenti contro i quali l’Azienda doveva continuamente fare i conti.
Un’occasione mancata per l’industria italiana, e per gli appassionati di fuoristrada, che si è ulteriormente affievolita nel 1999 con la chiusura degli stabilimenti di Cherasco, per poi svanire  definitivamente verso la fine del 2001 con il fallimento della società americana che aveva rilevato l’Azienda.

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