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Land Rover Fire Engine
di Flavio Valente • Pubblicato il 08 luglio 2007 15:08
Un pompiere a trazione integrale
Quando si paragona la semplicità costruttiva di una vecchia Land Rover al gioco del Meccano non si esagera affatto. Infatti, con la sola eccezione della Station Wagon costruita dal carrozziere Tickford, tutte le versioni prodotte nei primi anni di vita della “Series One” uscivano dalla stessa catena di montaggio e avevano in comune il telaio e la carrozzeria, normalmente torpedo. Le uniche differenze erano date dal tipo di equipaggiamento che veniva collegato alla presa di forza.
Così la versione per l’agricoltura era dotata, nella parte posteriore del telaio, di una puleggia o di un alberino con cave per poter utilizzare i macchinari agricoli, la versione “welder” portava un generatore per la saldatura ad arco e due bombole per quella ossiacetilenica, la versione “Fire Engine” disponeva di una potente pompa in grado di gestire due manichette e di un serbatoio per l’acqua che conteneva circa 150 litri.
Questa ultima versione è senza dubbio la più interessante, e non soltanto per il colore rosso che spiccava tra il consueto “bronze green” della produzione di quegli anni. Infatti era un veicolo maneggevole e in grado di arrivare dove non riuscivano i grossi mezzi antincendio e, se erano disponibili nelle vicinanze un corso d’acqua, uno stagno o un pozzo, era in grado di autoalimentare la pompa. Era molto utilizzato non soltanto dai pompieri, sia in città che nelle zone boschive, ma anche dalle industrie, dalle distillerie e dagli aeroporti in quanto considerato un ottimo veicolo di primo intervento per la capacità di erogazione di acqua nonostante le sue ridotte dimensioni. Recita una brochure pubblicitaria dell’epoca:”Pronto a contrastare gli incendi in qualunque luogo e al momento dell’allarme!“
I Fire Engine fabbricati dalla Rover erano completamente rossi, dal telaio ai sedili, mentre quelli consegnati agli allestitori convenzionati erano rossi soltanto all’esterno: infatti i veicoli affidati alle ditte esterne uscivano dalla catena di montaggio con la verniciatura di serie che poi, in fase di lavorazione, veniva coperta dal rosso esternamente. Un’altra caratteristica di questi mezzi antincendio è che venivano preparati secondo le specifiche richieste dei committenti, di conseguenza è difficile trovarne due identici.
L’allestimento base comprendeva numerosi accessori che erano opzionali per la normale produzione : la presa di forza centrale, il supporto per la ruota di scorta sul cofano, i pneumatici maggiorati 7.00x16, il radiatore dell’olio motore con il misuratore della temperatura montato sul retro del veicolo insieme ai manometri della pompa, il regolatore dei giri del motore con acceleratore a mano montato vicino alla pompa e il tappo del radiatore con una taratura diversa. Per l’80” e l’88” erano previste (diversamente che per l’86”) le balestre posteriori rinforzate; la cabina di guida chiusa, opzionale fino al 1954, divenne di serie su tutti i modelli a partire dal 1955.
Il Fire Engine utilizzato per la realizzazione di questo servizio è stato costruito nel 1954 e, confrontato con il veicolo base, ha un particolare tipo di allestimento sia per quanto riguarda la pompa (collocata in alto e all’interno della sagoma), sia per la carrozzeria che sembra destinata ad accogliere estintori, accessori e utensili e non i rotoli delle manichette che sono alloggiate nella parte anteriore.
Una lettera del responsabile dell’archivio della Land Rover, scritta in risposta a una richiesta di informazioni sul veicolo, dice che l’unica notizia disponibile è la data di consegna al cliente, il 4 maggio 1954, di un Fire Engine completamente allestito. Non ci sono più né il contratto per l’ordine di fornitura, né il foglio di lavorazione per cui è impossibile risalire alle specifiche dell’allestimento originale. Dal libretto risulta che il mezzo è stato utilizzato per molti anni dall’Amministrazione Pubblica di Londra, dove presumibilmente ha passato una vita tranquilla. Infatti non ci sono stati interventi di restauro, il tachimetro segna 5100 miglia e inoltre questo è uno dei dieci Fire Engine , tra i 47 costruiti nel 1954, arrivati ai nostri giorni.
Il telaio ha un passo di 86 pollici e il motore, alimentato a benzina, deriva dal precedente 1,6 litri con alesaggio maggiorato e cilindrata portata a 1.997 cc. Questo aumento di alesaggio ebbe come conseguenza una eccessiva vicinanza dei cilindri tra loro, per cui il propulsore, che per questo motivo era stato definito “siamese bore”, per risolvere i problemi di surriscaldamento fu riprogettato e sostituito nei modelli a partire dal 1955. Il cambio di velocità è il solito 4 marce mantenuto fino al 1984, con trazione anteriore inseribile e riduttore.
Le marce non sono sincronizzate e sulla cascata di ingranaggi del transfer è montata la presa di forza che, tramite un albero di trasmissione, imprime la rotazione alla pompa dell’acqua. Come detto precedentemente, la pompa è in grado di mandare in pressione due manichette contemporaneamente e, qualora non ci sia la disponibilità di idranti, di autoalimentarsi mediante l’immersione in acqua del grosso tubo che spicca sul cofano.
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