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Arabia Saudita - Saudi Baia 2007
di Giusy Concina • Pubblicato il 27 febbraio 2007 16:05
La partenza
Partendo dall’Europa con Etihad Airways ho fatto scalo ad Abu Dhabi, ove la Nissan UAE mi ha messo a disposizione un Patrol 4.8 litri benzina particolarmente adatto al tipo di percorso da affrontare nel deserto saudita. Infatti il motore è potente, con una coppia a bassi regimi di giri che permette una buona libertà di movimento anche sulla sabbia e tra le dune; naturalmente c’è anche il riduttore che lungo il tracciato del Raid prima e della Baja poi, ho utilizzato con frequenza.
Il Patrol è dotato anche di un serbatoio per il carburante supplementare contente ben 35 litri, particolarmente utile per i lunghi trasferimenti come quelli che hanno caratterizzato quest’impresa; attraverso una pompa elettrica, azionabile con un pulsante posto sulla plancia, il carburante viene travasato nel serbatoio principale senza dover fermare il veicolo e l’autonomia di marcia aumenta di altri 250 km circa.
Dettaglio non trascurabile, poiché mentre negli Emirati Arabi la presenza di splendide stazioni di servizio è elevata, in Arabia Saudita le cose sono ben diverse, ed anche lungo i nastri asfaltati si percorrono centinaia e centinaia di chilometri prima di trovare del carburante.
L’unica consolazione in questo ambiente è che il costo dello stesso è davvero contenuto: circa 12 centesimi di euro al litro! Il rifornimento comunque non è semplice, poiché una donna al volante è qualche cosa di estremamente irrealizzabile, quindi bisogna avvicinarsi con estrema circospezione alla stazione, aspettando che non ci siano altre vetture, avere pronto il denaro in contante (qui infatti le carte di credito non sono accettate) e fare rifornimento da sola sperando di trovare la pompa giusta; particolare questo che risulta difficile la prima volta, poi conoscendo la scritta corretta il problema è risolto.Prima tappa
Il viaggio, dopo due giorni trascorsi negli Emirati Arabi con soste al Raddison sas di Sharjah e a Fujeirah Le Meridien Alaqah, visitando paesaggi particolarmente suggestivi, diventa molto più impegnativo, per l’attesa dei visti per l’ingresso in Arabia Saudita, oltre per la bizzarra corsa a salti sull’autostrada che porta ad Abu Dhabi all’ambasciata Saudita appunto. Infatti questi 395 km, il Patrol li ha percorsi a tutta velocità, con tremende frenate improvvise davanti alle numerosissime speed-camera che arredano tutto il nastro autostradale in questione, ma la tanta attenzione mi ha permesso di evitarle e di poter affermare che l’impianto frenante del Patrol è di ottima qualità. Dall’ambasciata, i 465 chilometri sino al confine sono semplici e piacevoli nonostante sia calata la notte; una sosta breve per un riposino prima del confine, poi di nuovo burocrazia controllo passaporti, documenti dell’auto, assicurazioni ed in aggiunta a tutto ciò la nebbia!
Ebbene sì, fenomeno questo che noi italiani ci aspettiamo in pianura padana, qui rende il tragitto ancora più impegnativo, unitamente al fatto che viaggiare in solitaria in Arabia Saudita è estremamente pericoloso per gli stranieri, si rischiano assalti e rapimenti, perciò mi aggrego alla carovana di Sheik Al-Thani che si sta dirigendo ad Hail per partecipare alla Baja con altri due Nissan Patrol, tutti assieme percorriamo tratti di asfalto, alcune piste sino ad arrivare, dopo 550 km alle porte di Ryad, la capitale dello stato che ha appena iniziato a confrontarsi con i marchi europei che conosciamo, dove insegne pubblicitarie colorate cercano un loro spazio tra l’architettura araba dominante.
Meritata sosta
Visto il tempo a nostra disposizione, percorriamo la tangenziale per proseguire verso nord, costeggiamo caseggiati di varie altezze l’unico edificio imponente che si scorge all’orizzonte è la strana Torre Al Mamlkah, parola araba che indica il regno, grattacielo commerciale e finanziario realizzato dal saudita più ricco non appartenente alla famiglia reale. Costruzione che contrasta nettamente con gli edifici fatiscenti, le stazioni di servizio sporche e la sporcizia che caratterizza ogni cosa.
Decidiamo di fermarci a mangiare ed in perfetto stile locale ci fermiamo in un ristorante, ove i clienti sono solo uomini, realizzato con dei separè dove ci si siede a terra su tappeti ed il cibo viene poggiato direttamente sul nylon ai nostri piedi. Qui non si usano le posate, sia la carne- di capra, nel nostro caso, sia il riso viene mangiato con le mani senza suddividere porzioni su piatti piccoli da dare ad ognuno dei presenti. Il riso è buono, bollito con delle spezie che aromatizzano il tutto e danno un sapore inconfondibilmente orientale.

