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Sahara: spedizione Tunisia 2007
di Federico Palmieri • Pubblicato il 08 luglio 2007 14:39
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Ksar Ghilane e dintorni
Un insolito reportage realizzato da un fuoristradista del ToyCruiser Club che, seppur critico nei confronti dell’”invasione” dei grossi flussi turistici all’interno del più grande deserto del mondo, non riesce a sottrarsi al fascino e alla magica atmosfera che solo il deserto riesce ad offrire.
La Tunisia è sempre stata e resta un luogo straordinario. Ricco di panorami infiniti che spaziano dalle abbagglianti superfici degli chott salati alle oasi rupestri di montagna, da ruderi romani alle città piene di colori e confusione, capace di miscelare il fascino, la gentilezza, i colori, i sapori e la magia dell’Oriente con le comodità, l’organizzazione e l’efficienza tipiche dell’Occidente.
Questo “melange” tra antico e moderno, tra tradizione e tecnologia tra “africanità” ed “europeismo” è stato ottenuto attraverso una forzata simbiosi tra la nostra “civiltà” e il selvaggio habitat africano, anche se ciò porta inevitabilmente ad una radicale trasformazione delle peculiarità dell’ambiente sahariano.
Basti pensare ad esempio che negli ultimi 5 anni quasi la metà delle piste sono state asfaltate; l’inesorabile “goudron” avanza ormai velocemente anche sulla mitica “pipeline”, l’autostrada di sabbia” che attraversa il grande sud della Tunisia ai limiti del Grand Erg Orientale.
Gli abitanti locali ai quali chiedevamo indicazioni, non potendo capacitarsi che potessero esistere viaggiatori eccitati all’idea di percorrere una pista sterrata e in pessime condizioni, rispondevano orgogliosamente “Ne pas de piste, se tout goudronee!” (non c’è pista, è tutto asfaltato). Il miglioramento delle infrastrutture e la costruzione di mega complessi alberghieri (ad Hammameth è stata realizzata una vera e propria città satellite costituita solo da Resort e Casinò, più simile a Las Vegas che a Tunisi).
Tutto questo si riflette in un aumento sproporzionato del turismo organizzato che movimenta un incredibile flusso di denaro con conseguente aumento dei prezzi (sono lontani i tempi dei buoni affari nei souk al cui interno, tra l’altro, la maggior parte dei manufatti sono ormai “Made in China”) e, inevitabilmente, anche in un peggioramento dei servizi.
Le città stanno diventando sempre più popolate, trafficate e confusionarie (per attraversare un centro abitato di media grandezza si perde mediamente un’ora), la polizia è sempre più presente, armata e severa anche con i turisti sottoposti a continui controlli ai posti di blocco (praticamente ad ogni incrocio), le operazioni doganali sempre più lunghe e snervanti (dalle 4 alle 6 ore al porto della Goulette), la quantità di persone, una volta confinate nelle città e nelle località turistiche costiere, che riesce ad intasare le piccole oasi ed i modesti centri turistici del deserto sta diventando impressionante, i pullman ed i moderni fuoristrada dei tour operator locali stanno velocemente sostituendo le gloriose 4x4 dei pionieri, mentre in diversi alberghi abbiamo trovato spesso cibo scadente e, in alcuni casi, l’igiene era un’opinione.
Anche l’ambiente ne risente: i rifiuti abbandonati dai turisti (e dalle amministrazioni prive di qualsiasi sistema di smaltimento), stanno assumendo proporzioni enormi; in molte località l’acqua che esce dai rubinetti dorati e si riversa nelle vasche di marmo di Carrara è praticamente salata! Tristemente constatiamo che questa terra sembra molto lontana da quell’immagine di oasi da fiaba, intrisa di atmosfere esotiche e alberghi favolosi a prezzi contenuti.
Il nostro viaggio effettuato nello scorso dicembre si è svolto comunque all’insegna della comodità che, nel corso degli itinerari programmati, prevedeva diversi pernottamenti in strutture alberghiere, per quanto possibile, sempre di alto livello.
La scelta del periodo a cavallo delle festività natalizie si è invece rivelata pessima: come in ogni parte del mondo ormai, per godersi una vacanza come viene intesa dagli appassionati del 4x4, è assolutamente raccomandabile evitare i periodi delle “feste comandate”. In questi periodi infatti, si riversano in Tunisia una quantità inverosimile di viaggiatori giunti da ogni parte del pianeta con voli charter e navi traghetto, pronta ad essere scorrazzata con pulmann e fuoristrada giapponesi in ogni angolo del Paese, comprese le oasi di montagna a ridosso dei confini algerini.
I primi impatti con la nuova “civiltà del turismo” li abbiamo affrontati proprio durante la nostra prima tappa verso le oasi di montagna. Da Gafsa è possibile evitare l’asfalto (risparmiando tra l’altro parecchie decine di chilometri) e puntare direttamente sull’oasi di Chebika.
Durante la mia prima esplorazione, nel 2004, lungo questa pista ai piedi delle montagne dell’Atlas, grazie ad un errore nella lettura di un vecchio road book, mi trovai davanti a ciò che restava di una intera divisione corazzata italiana. Dietro una minuscola oasi cannoni, carri armati, autocisterne, proiettili, erano improvvisamente apparsi davanti a me come fantasmi. Registrai il punto sul mio navigatore. Oggi la piccola oasi è diventata immensa con pozzi e case, una nuova strada asfaltata con innumerevoli curve che la unisce a Metlaoui. Arrivati al bivio troviamo la vecchia pista chiusa da un reticolato. Da una costruzione bianca nuovissima, esce un guardiano che ci avvisa che siamo in zona militare; alle nostre domande nega l’esistenza di residuati bellici e ci invita in toni gentili ma perentori a dirigerci altrove. Anche alcune guide locali mi rispondono che non hanno mai visto carri armati in 20 anni di lavoro! Per un attimo mi assale persino il dubbio di aver sognato. E se lo incominciano a chiedere anche i componenti del gruppo che sto accompagnando, ma un’attenta perlustrazione con un vecchio e ancora affidabile binocolo da marina mi conferma che non avevo sognato. A circa due chilometri dalla nostra posizione, verso le montagne, avvisto i mezzi militari della sfortunata divisione: è ancora li dove una imboscata inglese l’ha inchiodata per sempre.
Percorrendo l’asfalto arriviamo quindi alla prima oasi. La minuscola pista che staccandosi dalla strada porta a Chebicha è quasi cancellata e oggi, invece di snodarsi all’interno del palmeto, sbuca in un grande parcheggio asfaltato affollato di fuoristrada e pullman che consentono di raggiungere comodamente Tozeur. La magia del luogo, estremamente affanscinate dal punto di vista geologico e archeologico, resta comunque pressochè intatta sebbene la confusione sembra più vicina a quella di una via del centro di Milano al sabato pomeriggio che non al silenzio che regna in un’oasi sahariana .
Non riusciamo ad attraversare il grandioso Chott el Jerid, l’immenso lago salato quasi sempre asciutto che collega l’oasi di Tozeur a quella di Kebili. Negli ultimi anni anche il clima si è divertito a tramare contro i fuoristradisti; copiose piogge e umidità rendono pericolosissima o impossibile la traversata. Ci vediamo costretti a percorrere il solito tratto asfaltato costellato di buche, che corre a pochi metri dal confine algerino subendo i sempre più meticolosi controlli della polizia agli innumerevoli chek point fino a Douz. Il giorno dopo rotta su Ksar Ghilane, dove ci immergiamo finalmente attraverso le rosse dune dell’Erg. L’ antico Castrum romano, utilizzato in epoche posteriori dai Berberi come deposito per il grano, grazie ad una perforazione fallita (dalla quale anzichè petrolio è sgorgata acqua dolce e caldissima) è divenuta una incantevole oasi meta esclusiva fino a ieri degli avventurosi fuoristradisti e dei solitari globetrotter sahariani. Secondo alcune indiscrezioni raccolte nell’oasi sembra che, entro la fine dell’estate, anche Ksar Ghilane potrà essere raggiunta comodamente da Djerba in un paio d’ore di pulmann mediante una strada asfaltata…addio Ghilane.
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