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Missione umanitaria in Bosnia
• Pubblicato il 28 dicembre 2007 12:04
Tra le numerose iniziative con le quali si potevano celebrare i 50 anni di una Casa automobilistica, quello scelto dalla Rover Italia (allora l’Azienda di Solihull faceva ancora parte del gruppo Rover) per festeggiare il mezzo secolo della Land Rover nel 1998 è stato senz’altro uno dei più singolari e al tempo stesso encomiabili.
La filiale italiana ha puntato infatti su una manifestazione ricca di forti connotazioni sociali e strettamente legata al contesto nel quale opera l’industria automobilistica, organizzando una missione umanitaria in Bosnia.
Lo scopo della spedizione era quello di soccorrere le popolazioni di Sarajevo e di altre città bosniache ancora terribilmente disastrate dopo i quattro anni (1991-95) di guerra civile, che vivevano all’epoca ancora in condizioni di forte indigenza.
La manifestazione si è svolta alla fine di novembre del 1998 e ha visto la partecipazione di 28 giornalisti e di alcuni dirigenti della Rover Italia e della Rover Group. La missione in Bosnia è stata inoltre resa possibile grazie alla collaborazione della Caritas Ambrosiana e alla grande disponibilità delle Forze Armate italiane, nonché dalla fattiva partecipazione di un pool di aziende che hanno messo a disposizione le svariate tonnellate di merci donate nei campi profughi e negli ospedali bosniaci.
La carovana della “Missione in Bosnia” organizzata dalla Rover Italia era formata da 27 veicoli tra cui 9 TIR e 18 fuoristrada della gamma Land Rover. A bordo degli autoarticolati era stivato il materiale messo a disposizione da alcune industrie specializzate nel settore alimentare e farmaceutico, oltre a capi di abbigliamento e articoli di cancelleria destinati ai bambini.
Svariate tonnellate di pasta, riso, latte, pomodori pelati e cioccolata, destinate ai campi profughi, affiancati da una montagna di medicinali distribuiti a due ospedali di Sarajevo, hanno rappresentato un tangibile aiuto alle popolazioni bosniache provate dai lunghi anni di guerra civile.
Girando per le vie di Sarajevo si scoprono ancora oggi diverse aree verdi della città trasformate in cimiteri. Vi sono tombe dappertutto e uno dei luoghi della memoria più significativi si trova nei pressi del Palazzo dello Sport dove è situata la famosa “tomba degli innamorati”, divenuta il simbolo della tragedia di Sarajevo: i due giovani di 25 anni qui sepolti erano di fede diversa (lui mussulmano, lei cattolica) e vennero rinvenuti dopo un’esplosione su un ponte della città ancora mano nella mano.
Nel corso della missione in Bosnia Herzegovina gli aiuti distribuiti alle popolazioni locali sono stati forniti da 38 società che hanno messo complessivamente a disposizione 270 tonnellate di materiali, per un valore totale di circa 10 miliardi (8 in viveri e 2 in medicinali) delle vecchie lire.
Questa spedizione, diversamente da altri eventi importanti che hanno visto protagonisti i veicoli Land Rover, non si è svolta attraverso giungle e deserti all’altro capo del mondo, ma solo a poche centinaia di chilometri da casa, anche se la distanza percorsa in questo caso si poteva misurare in anni luce se registrata in termini di intensità emotiva.


