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Capitolo 29 - Oltre ogni limite
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:07
Persino i driver più esperti possono a volte trovarsi in serie difficoltà nell’affrontare percorsi sconosciuti lungo i quali, a causa di forti precipitazioni o di improvvisi smottamenti del terreno, sembra quasi impossibile riuscire ad avanzare oltre. In questi casi la sicurezza assume un ruolo fondamentale e riuscire a continuare la marcia può rilevarsi determinante. E non solo per la soddisfazione di avercela fatta ad ogni costo e ogni oltre limite, ma anche perché a volte può risultare impossibile tornare indietro, soprattutto se la pista è in salita e non c’è spazio per invertire la marcia. Nervi saldi, attrezzatura adeguata e una tenacia incredibile, il tutto coordinato da un gioco di squadra, costituiscono gli ingredienti indispensabili per riuscire a venirne fuori senza rovinare il veicolo o rischiare la propria incolumità. Tra le situazioni più ricorrenti abbiamo scelto tre esempi, scaturiti direttamente dalla nostra esperienza maturata nel corso della realizzazione di numerosi itinerari, rappresentati dall’attraversamento di massi giganti, dal transito in cordata e dai guadi “oceanici”.
MASSI GIGANTI
La presenza di pietre e rocce affioranti lungo sentieri alpini e mulattiere d’alta quota non rappresenta una novità per chi effettua escursioni off-road con una certa regolarità. Né costituisce un particolare problema adottando le varie precauzioni richieste a seconda dei casi. Ma a volte può capitare di trovare sulla pista un vero e proprio macigno, staccatosi dalle pareti della montagna in seguito a fenomeni di smottamenti, o trascinato sulla carreggiata dopo l’erosione del terreno conseguente a forti precipitazioni.A questo punto sembra impossibile proseguire la marcia poiché le dimensioni dell’ostacolo sono tali da ostruire completamente il transito, mentre il peso (che a volte può arrivare a svariate tonnellate) lo rende completamente inamovibile; anche trovandosi in gruppo e avendo molte braccia a disposizione. L’unica soluzione in questo caso è rappresentata dal tentativo di spostare il masso sfruttando la forza di traino del veicolo.
Come prima cosa occorre avere a bordo una robusta corda (di nylon o di metallo) e una grossa catena con la quale viene realizzata una sorta di imbragatura del masso, prestando estrema attenzione nell’ancorare le maglie nei punti che offrano una buona presa; altrimenti, in caso di strappo, si rischia un pericolosissimo colpo di frusta che, oltre all’eventualità di investire qualche componente dell’equipaggio intento al lavoro, potrebbe danneggiare seriamente anche il veicolo infrangendosi contro il cofano o, nella peggiore delle ipotesi, sul lunotto anteriore che andrebbe rovinosamente in frantumi. Si inizia a questo punto a strattonare il masso cercando di muoverlo dalla carreggiata trainandolo con il veicolo, col cambio posizionato in trazione integrale e col riduttore inserito. In questa fase occorre tenere ovviamente presente la posizione del masso e la sua eventuale collocazione dopo il traino; in caso di una mulattiera che si snoda lungo una serie di ripetuti tornanti, con carreggiata molto stretta e senza alcuna struttura di protezione sul versante a valle, occorre prestare infatti la massima attenzione per evitare che il macigno precipiti verso la vallata col rischio, oltre a quello di ostruire altri punti della pista, di precipitare su una malga o su eventuali veicoli in transito.
Nel caso la trazione del veicolo fosse insufficiente per spostare l’ostacolo, sia per l’eccessivo peso del masso che per il ridotto raggio d’azione delle manovre, si può ricorrere all’uso di un crick idraulico (generalmente riescono a spostare pesi fino a 5 tonnellate) per rimuoverlo quel tanto necessario per consentire il transito del veicolo. Se le dimensioni del masso sono tali da impedire qualsiasi tipo di rimozione, si può tentare di sfruttare la sua conformazione, soprattutto se presenta un profilo cuneiforme; in questo caso lo si fa ruotare in maniera tale da avere la parte più bassa sul versante a monte che, seppur con qualche difficoltà, può essere scavalcata dal veicolo in marcia. A tale proposito il passaggio del mezzo può essere agevolato dalla costruzione di due pedane d’emergenza, realizzate con pietre più piccole e zolle di terra che serviranno ad attutire gli urti in caso di scivolate o contraccolpi. Durante i passaggi più difficili può rendersi necessaria inoltre un’ispezione diretta sotto il veicolo, per rinforzare i punti più cedevoli o controllare che le parti più delicate del veicolo non vengano ad urtare contro eventuali ostacoli; questa operazione, estremamente delicata e pericolosa, dev’essere effettuata con la massima tempestività poiché il veicolo viene a trovarsi in una posizione molto instabile e l’ancoraggio offerto dalle ruote potrebbe cedere all’improvviso.
PASSAGGI IN CORDATA
Ampiamente utilizzati da alpinisti ed escursionisti d’alta quota, i “passaggi in cordata” rappresentano una delle situazioni più critiche e delicate che si possano affrontare nel fuoristrada estremo. Le condizioni limite che richiedono l’adozione di questa tecnica sono riconducibili essenzialmente ad un’elevata pendenza laterale (in prossimità di profonde scarpate o di vertiginosi strapiombi), abbinata ad una scarsissima aderenza del fondo reso estremamente scivoloso per l’eccessiva presenza di fango o, come avviene spesso in inverno lungo le mulattiere dell’arco alpino, di neve ghiacciata. Il veicolo, soprattutto in discesa, tende a scivolare verso il burrone divenendo ingovernabile anche in prima ridotta e con le quattro ruote motrici; e persino con quei veicoli provvisti di un’ottima coppia ai bassi regimi, nonché dotati di un’elevata azione frenante del motore, la forza di gravità tende a prendere il sopravvento. Generalmente è il retrotreno ad avere la tendenza a scivolare poiché il muso del veicolo, grazie all’azione sterzante esercitata sul volante, è comunque agevolato nel mantenimento della traiettoria.Non rimane che ricorrere ad una particolare manovra d’emergenza mutuata dal mondo dell’alpinismo e, analogamente a quanto avviene su una ferrata dolomitica, anche in questi casi occorre effettuare un vero e proprio “passaggio in cordata”, assicurando il veicolo con robuste corde di nylon muniti di crick e di grilli in acciaio; l’ancoraggio sul retrotreno può avvenire in corrispondenza del gancio di traino o passando la corda attorno al paraurti, mentre come punto di sicurezza può essere utilizzato un albero (dal diametro non inferiore ai 20 cm.) o da uno spuntone di roccia acuminato.
In mancanza di qualsiasi punto di appiglio sul versante a monte, una valida alternativa può essere quella di piantare (terreno permettendo) un’ancora da sabbia la cui profondità non dev’essere inferiore al metro di lunghezza. Mentre il driver è impegnato ad avanzare lentamente, con la trazione integrale e le marce ridotte inserite, un altro componente dell’equipaggio provvederà a stringere progressivamente il crick della corda per mantenerla sempre in tensione, in maniera tale che assicuri un tiro costante che impedisca all’auto di sprofondare. Solo una volta superato il punto critico si potrà liberare il veicolo e tornare alla marcia normale.
Tra gli altri accessori utili, possono rivelarsi inoltre particolarmente efficaci anche delle catene, delle corde da traino in metallo, un pallone gonfiabile e un mini-argano, oltre naturalmente al verricello le cui modalità d’uso in questi casi non si discostano dalle abituali condizioni di utilizzo adottate in situazioni “normali”.
GUADI “OCEANICI”
Pur conoscendo il limite di guado del proprio veicolo, ed avendo acquisito un certa esperienza nell’attraversamento di corsi d’acqua più o meno profondi, anche in questo caso ci si può trovare di fronte a situazioni limite che, in alcuni casi, possono sfuggire anche alle annotazioni dei più accurati road-book utilizzati durante un percorso.È sufficiente infatti un improvviso acquazzone estivo per ingrossare oltre misura un tranquillo torrente di montagna, o il crollo di un ponte, o l’errata valutazione dell’alta marea per ritrovarsi a navigare con l’acqua a filo del passaruota. Oltre alle normali precauzioni (ampiamente illustrate nel capitolo sul guado) normalmente adottate quando si è impegnati nell’attraversamento di un corso d’acqua, in caso di profondità molto elevate il parametro più importante da considerare riguarda la presenza (e l’andamento) della corrente del fiume. Dopo aver scandagliato ripetutamente a piedi il tragitto da guadare, ed aver individuato la rotta migliore, è necessario effettuare la traversata nel minor tempo possibile; un’andatura alquanto vivace consente infatti di sfruttare al meglio anche l’energia cinetica espressa dal veicolo in fase di accelerazione; ciò eviterà inoltre che nel punto dove la corrente è maggiore (e quindi estremamente variabile risulta il flusso dell’acqua) il mezzo venga a trovarsi in una sorta di “stallo” che, seppur per un breve tratto, lo sollevi rendendolo completamente ingovernabile, col rischio di trascinarlo in punti dalla profondità ulteriormente accentuata. Nel caso una delle ruote finisse in una buca, evitare di tentare di ripartire se il fondo è particolarmente ghiaioso (si rischia inutilmente di scavare, affossando ancora di più il veicolo), ricorrendo al traino con un secondo veicolo; per agevolare le operazioni di recupero inoltre, anche se l’idea è difficile da accettare, è consigliabile, dopo aver spento il motore, aprire le portiere lasciando sommergere l’abitacolo dall’acqua; questo accorgimento (evitando l’effetto di galleggiamento) renderà molto più stabile il mezzo anche in presenza di profondità prossime al metro.


