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Capitolo 10 - Occhio alle gomme
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:21
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Non è raro infatti che in occasione dell’attraversamento di un tratto particolarmente impegnativo per la presenza di sabbia, ghiaia o fango, il fuoristradista resti deluso dalle prestazioni del proprio veicolo, ritenuto ingiustamente poco affidabile in quanto a versatilità o capacità di disimpegno nelle più svariate situazioni.
Nella maggior parte dei casi però i limiti attribuiti alla vettura, indipendentemente dalla più o meno spiccata abilità del pilota, sono da addebitare prevalentemente ad una errata (o comunque inadeguata) gommatura adottata.
A tale proposito ci è parso utile inserire in questo libro alcune note relative proprio ad un corretto utilizzo dei pneumatici che, senza sconfinare nell’ambito delle varie tipologie di gomme disponibili (di chiara pertinenza dell’accessoristica), possono risultare comunque utili per approfondire o migliorare le proprie conoscenze di tecnica di guida.
Qualsiasi tipo di pneumatico, infatti, dopo aver superato i vari controlli qualitativi dell’azienda costruttrice, ed essere stato correttamente installato da un rivenditore specializzato, ha ancora bisogno (per esprimere al meglio il suo potenziale di resa, prestazioni e sicurezza) di alcuni controlli periodici e di una serie di piccole attenzioni.
Assai spesso però la maggior parte dei fuoristradisti tende a sottovalutare le gravose condizioni di utilizzo e le estreme sollecitazioni che il pneumatico realizzato per un 4x4 dev’essere in grado di sopportare. Di conseguenza, le prestazioni di un pneumatico sono semplicemente date per scontate in ogni situazione ambientale e d’impiego, mentre vengono spesso disattese le necessarie operazioni di manutenzione. Tra queste ultime, uno dei parametri fondamentali ai fini della sicurezza generale e della tenuta di strada è rappresentato dalla pressione dei pneumatici che, per una più corretta valutazione, va esaminata sia in funzione dell’impiego stradale che nell’utilizzo in fuoristrada.
In caso di marcia normale su percorsi asfaltati, i pneumatici devono essere sempre gonfiati alla pressione indicata sul libretto di uso e manutenzione del veicolo in quanto la maggiore insidia del pneumatico, e della tenuta di strada, è rappresentata proprio da una bassa pressione di gonfiaggio.
Un pneumatico sottogonfiato riduce le prestazioni del fuoristrada, si consuma assai più rapidamente e, soprattutto, genera un eccessivo calore alle alte velocità; in alcuni casi, inoltre, il calore può essere tale da superare la cosiddetta “temperatura critica” tollerata dal pneumatico, con conseguente possibile distacco di alcune sue componenti.
Nel caso il veicolo fosse molto carico, è preferibile anche superare leggermente (ca. 0.2 bar) il valore di pressione standard. In riferimento ai controlli da effettuare, occorre sottolineare che la pressione dev’essere verificata quando i pneumatici sono freddi, non dimenticando inoltre di controllare anche la ruota di scorta e la tenuta dei cappucci delle valvole.
Per quanto riguarda la pressione nell’impiego in fuoristrada va rilevato che il sottogonfiaggio, da evitare su strade asfaltate, soprattutto alle alta velocità, è invece consigliabile (con modalità variabili da caso a caso) per alcune specifiche e temporanee condizioni di guida. Queste sono riassumibili in quattro situazioni principali rappresentati dai percorsi accidentati, dal terreni cedevoli, dalla sabbia e dal fango e dalla neve.
Nei percorsi accidentati, a causa degli urti abbastanza frequenti, sarà preferibile un leggero sottogonfiaggio (ca. il 10%), necessario per aumentare la superficie di contatto del pneumatico e migliorare la capacità di assorbimento degli urti della struttura. Nelle stesse condizioni di utilizzo un eventuale sovragonfiaggio, anche se di modesta entità, potrebbe invece favorire la rottura o il deterioramento del pneumatico; la sua struttura di rinforzo infatti, già sottoposta ad una notevole tensione dalla pressione interna, perderebbe la capacità di ulteriore deformazione elastica, divenendo quindi più vulnerabile agli urti.
Sui terreni cedevoli, a causa dell’affondamento del pneumatico che aumenta la resistenza all’avanzamento, una riduzione della pressione di gonfiaggio si traduce anche in una conseguente riduzione delle pressioni di contatto al suolo; ciò attenua sensibilmente l’affondamento del veicolo e migliora la capacità di trazione. Particolarmente indicati in questo caso sono i pneumatici radiali che, generalmente, consentono di scendere fino al 50% della pressione prevista, seppur per velocità molto basse (15/20 Km/h.) e percorrenze limitate.
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