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Capitolo 22 - "Navigare lungo i torrenti"
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:31
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Particolare attenzione bisogna prestare inoltre alla presenza di alghe e alle pozze di acqua stagnante, entrambe situazioni che possono rivelarsi particolarmente insidiose nella marcia lungo il corso di fiumi e torrenti. Quando si trovano alghe, o altra vegetazione, la profondità si aggira comunque almeno attorno ai 30/40 centimetri e la loro presenza sulle rocce o sul fondo rende ogni superficie particolarmente scivolosa; alcuni loro prodotti di decomposizione rendono inoltre l’acqua particolarmente torbida e sporca, creando difficoltà nella valutazione della reale profondità o nell’immediata individuazione di eventuali ostacoli sommersi.
In questo caso è necessario sondare le condizioni del greto con un ramo sufficientemente robusto, valutando con estrema attenzione sia la profondità dell’acqua che la consistenza del fondo.
Un’altra situazione particolare che richiede estrema attenzione si verifica quando il corso del fiume si inoltra all’interno di un canyon, sia con andamento rettilineo che con una serie di anse più o meno accentuate; in quest’ultimo caso la visibilità sulla lunga distanza è limitata e l’operazione di sopralluogo a piedi dev’essere estesa ben oltre il margine della curva per evitare sorprese. Nel caso le pareti fossero molto vicine tra loro, la visibilità (soprattutto durante le traversate invernali) si riduce sensibilmente rendendo necessario in alcuni casi il ricorso all’accensione dei fari anabbagglianti (meglio gli antinebbia, se presenti, poiché proiettano un fascio di luce radente alla superficie dell’acqua).
Per quanto riguarda le situazioni d’emergenza, quando si rimane intrappolati e neanche il ricorso al bloccaggio del differenziale riesce a far avanzare di un solo centimetro le ruote bloccate, non rimane (qualora non vi sia la possibilità di ricorrere al traino effettuato da un secondo veicolo) che creare una sorta di “pedana di pietre” tra le ruote anteriori e posteriori; bisogna utilizzare dei sassi molto piatti e larghi, inserendoli saldamente nello spazio che intercorre lungo la traiettoria che separa i due assi delle gomme, assicurandosi che non scivolino via una volta avviato (con una certa energia e determinazione) il veicolo.
Se le ruote sono bloccate invece nel fondo melmoso o nella ghiaia, rendendo impossibile la collocazione dei massi in una posizione utile per disincagliare il mezzo, è necessario sollevare l’auto con la binda e procedere quindi all’inserimento dei massi anche nei punti più difficili.
Meno complicata è ovviamente la situazione quando il veicolo è equipaggiato con un verricello, che può essere ancorato con estrema facilità ad un albero presente ai lati del fiume; a tale proposito è consigliabile ricorrere ad un albero sufficientemente robusto (dal diametro di almeno 20/25 centimetri), per evitare di sradicare inutilmente qualche pianta, ponendo inoltre molta attenzione anche al luogo dove si trova il tronco prescelto per l’ancoraggio.
Gli alberi situati immediatamente a ridosso del greto del fiume risultano meno adatti poiché la terra nella quale sono immerse le radici, nel corso di eventuali piene invernali, potrebbe aver subito degli smottamenti che, se ripetuti, arrivano a compromettere la robustezza (e la stabilità) della pianta; è consigliabile quindi orientarsi verso quegli alberi situati ad una certa distanza dal corso del fiume (compatibile comunque con la lunghezza operativa del cavo del verricello), meglio ancora se collocati su spuntoni di roccia o vicino ad un secondo albero attorno al quale far passare lo stesso cavo.
Tra gli accessori di bordo, oltre agli stivali in gomma e ad un robusto paio di guanti, possono risultare infine particolarmente utili una pala, un mini-argano, delle cinghie in nylon munite di crick e alcuni grilli in acciaio.
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