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Capitolo 22 - "Navigare lungo i torrenti"

• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:31

Con il ritorno della primavera, e il conseguente disgelo delle nevi (che dalle alte quote tornano ad ingrossare di nuovo il corso di fiumi e torrenti), si verifica a volte un considerevole aumento della portata di numerosi corsi d’acqua. Questo fenomeno, abbinato alle precarie condizioni di accessibilità (e percorribilità) di alcune piste, può creare seri problemi nella guida in fuoristrada.

Oltre alla classica situazione del guado infatti, può capitare che si renda necessaria (sia per mancanza di percorsi alternativi che per uscire da situazioni d’emergenza) la marcia, per tratti più o meno lunghi, attraverso il letto di un fiume o di un torrente, affrontando una vera e propria “navigazione”.

Prima di entrare nella disamina dettagliata delle varie modalità inerenti questa particolare tecnica di guida, occorre fare una piccola precisazione, indispensabile per chiarire eventuali equivoci: sia per evitare la gratuita accusa di “istigazione” a contaminare spazi inviolati, sia per non dar fiato alle solite critiche (e agli schiamazzi) dei soloni di turno sempre pronti a sparare sul mucchio.

Ci riferiamo, lo ribadiamo ancora una volta, esclusivamente a situazioni d’emergenza, nelle quali l’avanzata lungo il greto o il letto di un fiume rappresenta l’unica via possibile per riuscire ad oltrepassare un tratto particolarmente impegnativo; o a quei casi in cui anche l’inversione di rotta o l’eventuale mutamento della direzione di marcia risultano praticamente impossibili.

Non bisogna dimenticare inoltre che in alcuni casi, piuttosto frequenti lungo l’arco appenninico centro-meridionale, è lo stesso tracciato della pista a coincidere, per tratti più o meno lunghi, con l’alveo di un fiume o di un torrente.

Il primo problema che ci si trova a dover affrontare riguarda la traiettoria di entrata, da seguire immettendosi nel corso di un torrente. Non sempre quella lineare, o comunque parallela al tracciato della pista, può essere agevolmente transitabile per cui può rendersi necessario il ricorso a rotte alternative. Spesso il fiume è situato ad un livello altimetrico inferiore rispetto a quello sul quale si trova la pista e, se la differenza è piuttosto accentuata, la demarcazione tra la pista e il letto del fiume può essere rappresentata da una scarpata in forte pendenza.

In altri casi la pista, in assenza di dislivelli, si continua nell’acqua con un’angolazione molto marcata che rende impossibile il mantenimento di una traiettoria rettilinea; evitare in questo caso di entrare lungo la traiettoria perpendicolare al corso del fiume per evitare di venirsi a trovare, a causa della profondità dell’acqua o dall’azione di “scavo” effettuata dalla corrente, in condizioni particolarmente critiche per quanto riguarda l’angolo di attacco (situazione resa ulteriormente precaria in presenza di fondi cedevoli).

Dando ormai per scontato che, anche in questo caso, si rivela fondamentale un preliminare sopralluogo a piedi per valutare il grado di difficoltà e l’estensione del percorso, la migliore traiettoria di entrata rimane sempre quella rappresentata da un percorso diagonale, inclinato di circa 45% rispetto all’asse del torrente; inserite la trazione integrale e le marce ridotte si procede quindi a velocità contenuta, prestando inoltre particolare attenzione alle condizioni del fondo. Sassi, spuntoni di roccia, ghiaia e depressioni vanno tenuti costantemente sotto controllo.

Diversamente da quanto avviene nel guado tradizionale, dove il transito nel letto del fiume (effettuato nella maggior parte dei casi seguendo una traiettoria perpendicolare al corso d’acqua), la profondità assume in questo caso un ruolo trascurabile poiché è contenuta generalmente entro limiti molto modesti, ma ciò non esclude tuttavia che il veicolo possa trovarsi in acqua fino al margine superiore dei pneumatici. Nei tratti in forte pendenza (e di una certa portata) la corrente dell’acqua esercita infatti un considerevole attrito sul fondo del fiume la cui superficie, soprattutto se formata da ghiaia o altri materiali di scarsa consistenza, tende ad essere continuamente erosa per cui la profondità può aumentare progressivamente.

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