Mondo Fuoristrada

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Capitolo 21 - La retromarcia

• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:31

Nella lettura dei road-book utilizzati nel corso della realizzazione di alcuni itinerari off-road capita spesso, soprattutto sui percorsi accidentati in alta montagna, di imbattersi in una serie di note dove (tra le varie indicazioni fornite) viene segnalata l’esigenza di ricorrere alla retromarcia. In questi casi la manovra di retromarcia (obbligatoria soprattutto per quei veicoli a passo lungo o caratterizzati da un diametro di svolta non particolarmente ridotto) assume un ruolo trascurabile nel contesto delle svariate condizioni di guida affrontate durante un determinato percorso; il ricorso ad essa è inoltre generalmente limitato a quel breve intervallo di tempo necessario per riallineare il veicolo al senso di marcia tenuto sulla carreggiata, e poter quindi proseguire in assoluta tranquillità.

Ma viaggiando in fuoristrada su sterrati e mulattiere di montagna ci si può imbattere in alcune situazioni d’emergenza nel corso delle quali la guida in retromarcia assume un ruolo predominante; divenendo al tempo stesso l’unico modo possibile per liberare il veicolo da una posizione critica e consentirgli, una volta raggiunto un altro punto del percorso, di riprendere la marcia in condizioni normali.

Diverse sono infatti le occasioni nelle quali il veicolo non riesce più ad avanzare e le condizioni più ricorrenti sono riconducibili a quattro situazioni principali: 1) l’arresto del veicolo è dovuto alle dimensioni, ed in particolar modo alla larghezza del fuoristrada (evenienza abbastanza frequente quando si affrontano piste sconosciute senza aver studiato accuratamente il road-book); 2) l’impossibilità di proseguire sulla pista è dovuta ad ostacoli naturali (spesso imprevedibili) quali la presenza di una frana, un albero o un grosso masso che ostruisce completamente la carreggiata; 3) la pista, a fondo cieco, termina all’improvviso senza alcuna possibilità di invertire la marcia; 4) il veicolo si arresta nel corso di una salita particolarmente ripida a causa della pendenza eccessiva che, in presenza di fango o per accumulo di foglie o altri detriti, può farlo addirittura scivolare all’indietro.

Prima di esaminare le varie modalità di guida connesse espressamente all’andatura in retromarcia, vediamo subito come bisogna affrontare la situazione d’emergenza più difficile, rappresentata dall’arresto in salita. In questo caso il veicolo si ferma su una pendenza molto elevata, e in condizioni di precario equilibrio, con le ruote che girano praticamente a vuoto senza alcuna possibilità di avanzare; è consigliabile evitare di accelerare a tutti i costi poiché la scarsa aderenza e il fondo cedevole possono far scivolare il veicolo fino metterlo di traverso sulla pista, assumendo una pericolosa posizione a causa dell’inclinazione laterale.

In questo caso l’immobilità è totale e il veicolo non riesce in alcun modo ad avanzare, né a retrocedere, per cui l’unico modo per venirne fuori è rappresentato dal traino di un secondo veicolo situato a monte o dal ricorso ad un eventuale verricello montato sul paraurti anteriore. Ma torniamo alla retromarcia. L’unica possibilità di uscire da questa situazione è rappresentata dalla manovra di retromarcia, seguendo a ritroso la stessa strada percorsa in salita.

La prima operazione da effettuare è quella di riallineare le ruote (nel tentativo di zigzagare in salita per arrancare di qualche metro, potrebbero essere sterzate verso l’esterno della carreggiata) alla traiettoria e prepararsi alla discesa. Lasciando la trazione integrale e le marce ridotte inserite (ricorrere anche al bloccaggio dei differenziali, se il veicolo è equipaggiato in tal senso) si inserisce la retromarcia, allentando quindi dolcemente i pedali del freno e della frizione. Quest’ultima operazione richiede un’estrema attenzione poiché c’è il rischio, se il distacco dai pedali non avviene in perfetto sincronismo, che il veicolo possa acquistare troppa velocità innescando fenomeni di sbandata.

La marcia ridotta evita inoltre il ricorso all’uso dell’acceleratore e il veicolo scende lentamente verso valle senza particolari problemi; l’unica operazione del pilota (che dovrà inoltre astenersi nel modo più assoluto di usare i freni) è quella di mantenere la traiettoria giusta fino al raggiungimento del tratto pianeggiante (o comunque con pendenza ridotta) dove ci sia lo spazio sufficiente per poter invertire la marcia.

Un’ulteriore complicazione (piuttosto frequente quando si è alle prime armi) è rappresentata dallo spegnimento del motore che, solitamente, si verifica proprio nel punto più critico; occorre non perdere mai la calma e rimettere subito in moto il veicolo, ripetendo le manovre alle quali abbiamo accennato in precedenza. Per una maggiore sicurezza si può ricorrere ad un piccolo espediente, rappresentato dalla partenza effettuata (dopo aver sollevato entrambi i piedi dai pedali del freno e dell’acceleratore) girando la chiave di avviamento per cui il veicolo si avvierà senza grossi scossoni.

Questa manovra, oltre a confermare con certezza l’avvenuto inserimento della retromarcia (poiché dopo aver lasciato il freno il veicolo rimane comunque fermo grazie all’azione bloccante esercitata dalla marcia inserita), consente una partenza molto progressiva del veicolo verso il fondovalle; ciò assicura inoltre anche un ampio margine nel “dosaggio” dell’acceleratore, permettendo di valutare al meglio se (e quando) sia il caso di usarlo per mantenere una traiettoria ottimale.

In tutte le altre situazioni le maggiori difficoltà sono legate soprattutto alle ridotte dimensioni della carreggiata o all’eventuale presenza di rocce sporgenti (particolarmente insidiose sono sia quelle ad altezza delle fiancate laterali, che quelle disseminate nel terreno, o nascoste tra l’erba alta, che possono essere urtate con facilità dal bordo esterno dei pneumatici).

La visibilità guidando in retromarcia è sempre problematica (soprattutto se il fuoristrada ha un lunotto posteriore con una ridotta superficie vetrata) e, dopo un certo tempo, la tensione e lo sforzo dovuti alla torsione all’indietro del tronco e della testa possono dar luogo ad un certo fastidio fisico che ricorda molto quello provocato dal torcicollo.

È fondamentale chiudere tutti quegli accessori sporgenti dagli ingombri massimi della carrozzeria, per evitare che restino incagliati in rami o che urtino contro massi o cunette presenti sulla carreggiata. Questa precauzione vale non soltanto per gli specchietti retrovisori, ma anche per le eventuali antenne installate a bordo (radio, CB, telefono, etc.) e per le pedane di accesso pieghevoli (laterali e posteriori) presenti su alcuni modelli; in caso di urti accidentali anche la presenza di un eventuale gancio di traino può rivelarsi problematica ai fini della salvaguardia dei veicolo per cui, in previsione di montarne uno sul proprio fuoristrada, conviene scegliere un modello smontabile che all’occorrenza può essere asportato in breve tempo con la massima facilità. Particolare attenzione richiede inoltre la presenza dei paraspruzzi posteriori che, se di generose dimensioni, avanzando in retromarcia potrebbero rimanere irrimediabilmente intrappolati sotto la ruota in caso di cunetta molto pronunciata che lo spinge verso la superficie del pneumatico. La trazione esercitata dalla ruota fa il resto e, assai spesso, viene scardinato dalla sua sede ed è praticamente da buttare; quando possibile, è consigliabile quindi assicurarli con una corda al tetto (o al portellone) del veicolo in maniera tale che non vengano a contatto con il suolo.

Conviene chiudere anche i vetri delle portiere se la vegetazione circostante è molto fitta, limitando l’apertura solo ai momenti di sosta in cui occorre sporgersi per verificare lo spazio disponibile su uno dei due lati; se l’ampiezza della pista (e soprattutto l’assenza di ostacoli) consente di viaggiare con gli specchietti retrovisori aperti, è consigliabile posizionarli verso il basso in maniera tale da tenere sempre sotto controllo i punti dove appoggiano le ruote ed avere una migliore gestione della direzionalità del veicolo.

Non potendosi sporgere, né contare su un’ampia visibilità posteriore, si rivela provvidenziale nella guida in retromarcia (specialmente in condizioni ambientali particolarmente impegnative) la collaborazione di un compagno di viaggio che precederà in avanscoperta dietro al veicolo.

Un’ultima raccomandazione riguarda infine la retromarcia lungo sentieri e mulattiere d’alta quota, situate a ridosso di profonde scarpate prive di qualsiasi struttura di protezione; avanzando in retromarcia in questi casi occorre tenere sempre (e con la massima attenzione) sotto controllo la posizione delle ruote lungo il bordo a valle.

Sarà una considerazione scontata, d’accordo, ma è preferibile senz’altro un fanalino rotto o qualche graffio sulle fiancate che ritrovarsi con una ruota sospesa nel baratro.

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