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Capitolo 13 - Guidare sulla sabbia

• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:24


Particolare attenzione richiede anche la partenza da fermo, per via della tendenza delle ruote a scavare, e la marcia migliore in questo caso è rappresentata dalla seconda o dalla terza ridotta, evitando nel modo più assoluto di far slittare le ruote o la frizione.

Una volta in marcia, occorre mantenere una velocità costante e la più possibile adeguata alla potenza del motore e alla massa complessiva del veicolo, evitando sia inutili cambi i marcia che sterzate improvvise; queste ultime, infatti, si ripercuotono negativamente sia sulle ruote anteriori, che agiscono da freno, sia su quelle posteriori che (sottoposte ad uno sforzo maggiore per far avanzare il veicolo) tendono ad esaltare l’azione scavante sulla sabbia. Accelerando ulteriormente, le ruote possono sprofondare fino agli assali causando l’arresto immediato del veicolo.

La tattica migliore per avanzare in assoluta tranquillità, oltre a mantenere un’andatura la più costante possibile, (nonché adeguata alla velocità di galleggiamento) è rappresentata dal massimo sfruttamento delle condizioni dello strato più superficiale della sabbia; questo risulta estremamente mutevole in base alle condizioni ambientali di umidità e temperatura, per cui vanno evitate le ore più calde e assolate, mettendosi in marcia nelle prime ore della giornata quando l’umidità della notte o il sole, non ancora alto, rendono più consistente il terreno; una condizione analoga si verifica anche nel tardo pomeriggio quando la sabbia, raffreddandosi, acquista una consistenza maggiore e offre un miglior ancoraggio a qualsiasi tipo di pneumatici.

Tra i fattori ambientali inoltre, non dev’essere trascurata l’azione del vento che, soprattutto lungo le piste sahariane, può spuntare da un momento all’altro dando luogo alle temibili tempeste di sabbia, durante le quali conviene arrestarsi con il motore collocato nella stessa direzione del vento. Ciò impedisce alla sabbia di infiltrarsi tra le delicate strutture del motore che, seppur adeguatamente protette, sono assai vulnerabili all’azione corrosiva dei granelli di sabbia; può rivelarsi utile in questi casi l’adozione di uno speciale filtro d’aria a secco con scarico ad alta turbolenza o, in alternativa, spalmare di grasso il lato interno della superficie metallica che racchiude il filtro (i granelli i sabbia, trascinati dal vortice d’aria attorno al filtro, si depositeranno sullo strato di grasso evitando di finire nel carburatore). Inoltre in una giornata ventosa non bisogna assolutamente mettersi in marcia nella direzione in cui soffia il vento per non correre il rischio di bruciare la guarnizione della testata a causa dello scarso raffreddamento del motore.

Da non sottovalutare inoltre anche la presenza dei solchi presenti lungo le piste sabbiose, formati generalmente dal passaggio di veicoli pesanti (rappresentati soprattutto dai camion) che attraversano le principali direttrici africane.

Se possibile è preferibile viaggiare in fuoripista, astenendosi soprattutto dall’avanzare a ridosso della gobba centrale; si evita così il rischio di cadere all’interno dei solchi o di spanciare dopo aver strisciato ripetutamente con il fondo della macchina, ritrovandosi con le ruote sospese nel vuoto.

Tra gli accessori più utili per le situazioni d’emergenza, non possono mancare a bordo dei veicolo le tradizionali piastre antisabbia in acciaio zincato perforato (o in allumino), utilizzate nelle operazioni belliche nel deserto fin dall’epoca del secondo conflitto mondiale.

Prima di posizionare la piastre sotto le ruote è consigliabile scavare delle mini rampe di accesso per agevolare le ruote a salire sulla superficie metallica, assicurandosi inoltre che il fondo del veicolo sia completamente libero dalla sabbia. Una volta raggiunto un tratto con una buona consistenza, dove ci si possa fermare senza il rischio di bloccarsi, si può procedere al recupero delle piastre; a tale proposito è consigliabile segnalare sempre la loro presenza sulla pista (i ripetuti tentativi di sbloccare il veicolo potrebbe averle quasi interamente ricoperte di sabbia) oltre a premunirsi con un paio di guanti da lavoro per maneggiarle senza ustionarsi le mani (il metallo diventa rovente sotto alcune ore di esposizione sotto il sole del deserto).

In alternativa alle piastre perforate si possono utilizzare anche le scalette (decisamente più agevoli nel trasporto) o le stuoie antisabbia (più economiche ma meno affidabili); nei casi estremi, non disponendo di alcun tipo di accessori, si può ricorrere a rami, sassi, ai tappetini dell’auto o alla ruota di scorta.

Per un buon margine di sicurezza, oltre alle piastre metalliche, non dovrebbero mai mancare a bordo (soprattutto in caso di raid molto impegnativi) una robusta pala, una binda in grado di assicurare un’ampia escursione e una pompa a 12 V munita di manometro per ripristinare la pressione dei pneumatici; sui veicoli provvisti di verricello, infine, può rivelarsi utile un’ancora da sabbia in grado di assicurare un valido punto di aggancio anche in assenza di alberi o massi.

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