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Capitolo 13 - Guidare sulla sabbia
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:24
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Alzi la mano chi, tra i driver a trazione integrale, non ha sognato almeno una volta di avventurarsi tra le sconfinate distese del Sahara. O non ha subito il fascino evocato dalle immagini di viaggi avventurosi effettuati attraverso i deserti dell’Asia, dell’Australia o dell’America Latina.
Fascino ulteriormente esaltato, soprattutto negli ultimi anni, dal successo di alcune manifestazioni agonistiche legate agli sport a motore sulle piste sahariane, come la chiacchierata Parigi-Dakar o il Rally dei Faraoni.
La guida sulla sabbia, analoga per alcuni aspetti a quella sul fango e ai terreni cedevoli in genere, richiede una serie di precauzioni indispensabili da adottare per poter avanzare con una certa tranquillità, nonché di alcuni accessori per trarsi d’impaccio nelle situazioni d’emergenza.
Prima di esaminare in dettaglio i vari argomenti è doverosa tuttavia una breve digressione sulla consistenza assunta dalla sabbia che, in funzione della variabilità delle condizioni atmosferiche e della sua composizione, può essere durissima come l’asfalto o finissima e impalpabile come il borotalco (fech-fech). La consistenza assume un ruolo fondamentale nel sostentamento della vettura per cui è bene abituarsi a distinguere già a vista le varie differenze esistenti tra i vari banchi di una distesa sabbiosa o di una duna.
Per i piloti più consumati, abituali frequentatori di piste sahariane e chott maghrebini, può a volte essere sufficiente già un’occhiata per stabilire la consistenza della sabbia: solitamente i tratti più solidi, in grado di sostenere adeguatamente anche un veicolo di notevoli dimensioni, presentano una superficie più lucida (oltre ad avere una granulazione più marcata) rispetto alla sabbia fine. Analogamente a quanto avviene con la neve in montagna, anche nel caso della sabbia inoltre va rilevato che la sua consistenza è maggiore sui dossi e in corrispondenza delle superfici sommitali dei rilievi; in queste zone infatti il vento svolge una costante azione di “pulizia”, spingendo a valle gli strati più superficiali di sabbia soffice (che si accumula soprattutto nelle conche e negli avvallamenti), favorendo la permanenza degli strati profondi più solidi e resistenti.
Nel caso dell’attraversamento di conche sabbiose è richiesta un’ulteriore dose di prudenza poiché, essendo la maggior parte delle vie d’uscita in salita, rimanere intrappolati nella sabbia soffice può costituire un’insidia particolarmente temibile. Soprattutto in considerazione del fatto che, aumentando l’inclinazione del terreno, si incrementa progressivamente anche il carico sull’assale posteriore; questa situazione viene a sommarsi al notevole sforzo cui sono sottoposti i pneumatici posteriori per spingere la macchina in salita che, nel tentativo di “mordere” la sabbia, finiscono spesso per scavare la superficie della duna fino a causare l’arresto del veicolo per insabbiamento.
In questo caso è necessaria una semplice manovra di retromarcia e si esce senza problemi dalla morsa della sabbia, mentre in discesa le difficoltà sono decisamente minori (anche in caso di forte pendenza), ma una volta attraversato un determinato tratto è praticamente impossibile tornare indietro seguendo lo stesso tragitto.
È importante inoltre affrontare i tratti caratterizzati da dislivelli molto accentuati sempre ad un’andatura abbastanza sostenuta in maniera tale il veicolo riesca ad avanzare soprattutto in funzione della sua energia cinetica; in questo modo lo sforzo esercitato dalle ruote è assai più contenuto e le gomme non si ritrovano a scavare la sabbia.
Premesso che anche sulla sabbia, come in molte altre situazioni legate ai fondi con scarsa aderenza, è preferibile adottare una guida abbastanza tranquilla, priva di brusche accelerate, frenate improvvise e violente sterzate, il parametro fondamentale è rappresentato dalla velocità di galleggiamento. Questo termine esprime in pratica l’andatura necessaria a mantenere quella particolare situazione dinamica grazie alla quale il veicolo viene a comportarsi come fosse un hovercraft, galleggiando quasi sulla sabbia; per raggiungere (e mantenere) un’ottimale velocità di galleggiamento è indispensabile che vengano rispettate alcune condizioni essenziali legate sia alle caratteristiche intrinseche del veicolo (peso, velocità e potenza del motore) che alla sezione dei pneumatici (i più adatti alla guida sulla sabbia sono quelli a sezione allargata, sgonfiati anche fino al 50% rispetto ai valori normali).
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