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Capitolo 18 - Gli occhi della notte
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:28
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Per avventurarsi lungo un sentiero alpino o una mulattiera d’alta quota bisognerà quindi fare i conti con un’altra situazione molto particolare e delicata: la guida notturna.
Questa evenienza, tutt’altro che rara nel corso di alcuni importanti raduni (nel cui calendario è prevista spesso una prova di navigazione notturna), può verificarsi a volte anche in alcune situazioni d’emergenza; è sufficiente infatti attardarsi troppo a lungo nella realizzazione di un itinerario, o perdere molto tempo per superare ostacoli pressoché insormontabili, o subire un rallentamento conseguente ad inconvenienti meccanici.
In altre situazioni invece la guida notturna può costituire una libera scelta, intrapresa nel tentativo di provare nuovi “brividi” ed approfittare dell’occasione per sondare la propria abilità di driver a trazione integrale. In entrambi i casi conviene ripassare rapidamente alla moviola della memoria la maggior parte delle tecniche di guida finora affrontate, adeguandole a nuovi parametri.
Ma come ci si comporta di notte alla guida di un fuoristrada? Quali sono le maggiori difficoltà cui si va incontro? E come si affrontano le varie situazioni?
Viaggiare di notte lungo un itinerario off-road rappresenta indubbiamente un’esperienza molto stimolante e, per certi versi, estremamente affascinante, ma le abituali insidie legate alle caratteristiche del percorso richiedono una dose supplementare di attenzione e prudenza.
Il problema maggiore nella guida notturna, legato ovviamente all’oscurità, è riconducibile essenzialmente alla riduzione del fascio luminoso che, per la natura e le difficoltà del terreno, non consente una corretta (e tempestiva) valutazione degli ostacoli disseminati lungo la carreggiata e ai lati della pista.
Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che un 4x4 impegnato in fuoristrada si muove generalmente in condizioni di assetto piuttosto precario che, in base alle asperità presenti, modifica continuamente la posizione del veicolo; è sufficiente infatti salire su una roccia affiorante, scivolare all’interno di un solco molto profondo o avanzare lungo un tratto con forte pendenza laterale per variare continuamente l’inclinazione del fascio luminoso dei fari. Questi seguono in pratica i movimenti del veicolo per cui risultano orientati, a seconda delle peculiarità dell’itineraio, o verso il cielo o puntano sul terreno proiettando una luce che non riesce a spingersi oltre un metro dal cofano. In entrambi i casi la visibilità è assai limitata e risulta molto problematico individuare per tempo gli eventuali ostacoli presenti la cui rilevazione, inoltre, è strettamente legata anche alla posizione dei fari che equipaggiano il veicolo: più sono collocati in basso, più lunghe risultano le ombre che si formano al minimo rilievo presente sul terreno; viceversa, più elevata è la posizione dei fari, più corte sono le ombre.
Per ovviare a questo inconvenienti, alcuni fuoristradisti montano una o più coppie di proiettori supplementari (solitamente molto potenti) sul tetto del veicolo, migliorando sensibilmente la visibilità notturna; questa soluzione, pur agevolando in varie occasioni l’individuazione dei vari ostacoli presenti lungo il percorso, penalizza tuttavia la visibilità quando c’è molta nebbia o, viaggiando in convoglio, in presenza dei polveroni sollevati dagli altri veicoli. La luce, riflessa dalla nebbia o dal pulviscolo, può abbagliare in questi casi il pilota riducendo ulteriormente la già precaria visibilità, fino a rendere praticamente impossibile la marcia. Per evitare problemi con il Codice della strada (i fari sul tetto, anche disattivati, non sono regolamentari) è consigliabile comunque montare i fari supplementari sul tetto solo durante le escursioni off-road; per semplificare i collegamenti con l’impianto elettrico si possono collegare tutti i fari ad un’unica spina da inserire nella presa dell’accendino.
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