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Islanda: Iceland Expedition 2005

• Pubblicato il 28 dicembre 2007 12:22

islandaDavanti all’hotel Nordica sono schierati tutti i Discovery della spedizione e, una volta definiti gli equipaggi e assegnati i veicoli, la carovana può finalmente mettersi in marcia alla volta degli altipiani di Landmannalaugar. 

islandaOltrepassata Pigvellir (a 50 chilometri da Reykjavik), riconosciuta dall’Unesco come “Patrimonio dell’Umanità” per il suo straordinario habitat naturale ricco di canyon e profonde fratture nella roccia, arriviamo a Geysir, il più grande geysir dell’Islanda. Ricordato già nelle cronache del XII secolo, questo singolare “soffione” emana ogni 15/20 minuti tra rumori assordanti una mastodontica colonna d’acqua bollente alta tra i 70 e i 90 metri (è al secondo posto al mondo dopo il geysir di Steamboat, negli Stati Uniti, il cui getto  è compreso tra i 90 e i 120 metri), diffondendo su un’ampia area circostante una immensa nuvola di vapore acqueo.

islanda Dalle sorgenti calde dei geysir, presenti un po’ ovunque in tutta l’Islanda, traggono inoltre notevoli benefici anche l’agricoltura e la frutticoltura; grazie ad un capillare sistema di canalizzazioni è possibile infatti convogliare in aree prestabilite l’acqua calda dei vari soffioni per cui non è raro imbattersi ogni tanto in serre di pomodori, uva e persino banane. E’ di nuovo buio ormai si approda all’Hotel Ranga dove è prevista la sosta per la notte, nel corso delle quale si verifica anche il fenomeno dell’aurora boreale. Ed è ancora buio, al mattino successivo, quando la carovana dei Discovery si muove nuovamente in direzione della cascata di Skogafoss, considerata una delle più belle e spettacolari di tutta l’Islanda. 

islanda La sua altezza (62 mt) è impressionante e da lontano le auto parcheggiate a pochi metri dall’acqua sembrano quasi dei modellini in miniatura attraverso il mirino della macchina fotografica. Da Skogar si prosegue quindi in direzione del ghiacciaio di Myrdalsjokull, effettuando una lunga escursione attraverso una sconfinata spiaggia di lava nera dove, a qualche centinaio di metri dal mare, si incrocia la carcassa di un vecchio aereo militare americano precipitato negli anni ’70. L’arrivo nei pressi del ghiacciaio, in tarda mattinata, è accompagnato da un cielo completamente coperto e un vento gelido che rende ulteriormente pungente la temperatura (il termometro di bordo segna -10° C!). Una breve sosta nel rifugio alla base del ghiacciaio per sorseggiare una bevanda calda e  anche i Discovery si concedono una breve tregua nell’attigua area di parcheggio. E’ impossibile proseguire in condizioni di sicurezza, a causa dell’altezza della neve e della pendenza dell’ultimo tratto dove è fissato il campo per uno spuntino (allestito nei pressi di un igloo), per cui i componenti della spedizione vengono trasportati a destinazione da un singolare shuttle rappresentato da uno splendido Defender 110 con allestimento “big foot”. 

islanda I più coraggiosi (e i meno freddolosi) scelgono invece la più emozionante trasferta a bordo della flotta di snow-cat del rifugio. La “Land Rover Iceland Expedition 2005” sta per volgere al termine e, dopo il rientro al rifugio, si rimonta in macchina per la lunga cavalcata alla volta di Reykjavik, con la mente carica di emozioni e immagini spettacolari che anche  fantasia più estrosa probabilmente faticherà a tesaurizzare negli archivi della memoria.  I nuovi Discovery 3 si sono comportati, come del resto era nelle aspettative, alla grande. Quasi senza accorgersi dei guadi profondi, delle distese di sabbia lavica o delle superfici ghiacciate, difficoltà superate sempre con la massima calma e, soprattutto, con quella sicurezza tipica di chi non deve dimostrare nulla.

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