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Iveco Pharaonic Track

• Pubblicato il 19 dicembre 2007 22:12

Egitto iveco pharaonic trackTra le numerose teorie legate alla storia dell’antico Egitto, una delle più affascinanti riguarda gli spostamenti effettuati dai faraoni alla ricerca di merci pregiati quali avorio, oro ed ebano. Alcuni studiosi sostengono al riguardo che, oltre al corso del Nilo (all’epoca rappresentava la principale via di comunicazione tra il Basso e l’Alto Egitto) le truppe faraoniche seguissero anche una direttrice terrestre che si snodava lungo lo sconfinato deserto della Nubia per raggiungere Tebe, l’attuale Luxor.
Egitto iveco pharaonic trackSecondo questa teoria, anziché navigare lungo le acque del fiume, il cui corso disegna in alcuni zone delle anse molto ampie lunghe centinaia di chilometri, le spedizioni dei faraoni percorrevano una pista che congiungeva l’oasi di Kurgus a quella di Korosko, a sud di Aswan, oggi fagocitata dalle acque del lago Nasser. Questa rotta consentiva, proprio grazie all’eliminazione del tortuoso tragitto del Nilo, di accorciare sensibilmente le distanze, oltre ad evitare i problemi atmosferici legati alle tempeste di sabbia durante la navigazione.
Egitto iveco pharaonic trackUna teoria decisamente affascinante ma che, fino a qualche anno fa, non aveva ancora trovato alcun riscontro, né era mai stata suffragata dal rinvenimento di testimonianze archeologiche sulla presenza lungo questa rotta riconducibili agli “uomini del fiume” (come venivano chiamati gli egizi nell’antichità). A risolvere il problema ci hanno pensato i fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni che, a distanza di venticinque anni dalla famosa spedizione “Dall’acqua all’acqua” sono partiti (nel 2002) alla volta dell’Africa organizzando la “Iveco Pharaonic Track”.
Egitto iveco pharaonic trackQuesta spedizione, resa possibile grazie all’intervento dell’Iveco che ha fornito i camion utilizzati nel corso del viaggio, ha visto anche la partecipazione (oltre ai fratelli Castiglioni) del pluricampione di rally Miki Biasion, oltre ad un equipaggio formato da una decina di persone comprendente driver, ricercatori e operatori televisivi. Alla perfetta riuscita dell’impresa hanno contribuito le più raffinate tecnologie elettroniche attualmente disponibili tra cui, oltre alla navigazione col GPS, le fotografia all’infrarosso dai satelliti che consente di individuare la conformazione delle rocce riuscendo persino ad individuare le eventuali tracce di acqua presenti sotto la sabbia. Il ritrovamente di numerosi reperti archeologici ha aperto nuove strade nel campo della ricerca sull’antico Egitto, archiviando definitivamente l’idea che le armate dei faraoni si spostassero esclusivamente sulle acque del Nilo dimostrando che (oltre alla costruzione di templi e piramidi) sapevano affrontare altrettanto bene anche le temibili insidie del deserto.
Egitto iveco pharaonic trackNel corso della “Iveco Pharaonic Trakc” la Casa torinese ha messo a disposizione dell’impresa un camion Eurotrakker 4x4 (6 cilindri, 12.900 cc, 440 CV) e due veicoli Torpedo 40.10 di supporto, anch’essi a trazione integrale, destinati al trasporto delle ingenti scorte idriche necessarie per affrontare il deserto della Nubia, del carburante e dei viveri, nonché di tutto il materiale logistico (viveri, attrezzatura da campeggio, accessori, etc) per garantire la massima sicurezza in aree completamente disabitate. I chilometri percorsi sono stati complessivamente circa 2.000, la maggior parte dei quali effettuati in tratti desertici su sabbia o fondo roccioso.

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