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Cappadocia con la Honda CR-V
di Giusy Concina • Pubblicato il 27 febbraio 2007 13:25
Sesta tappa: Ankara
La tappa successiva ci porta ad Ankara, dal 1923 capitale dello Stato, dove partecipiamo alla parata per la festa del 70° anniversario del corpo di polizia, visitiamo il mausoleo di Ataturk e, quasi come Ankara fosse una sorta di cancello alle porte dell’Anatolia, ci avviamo verso la Cappadocia, la meta del nostro viaggio-avventura.Settima tappa: l’Anatolia
Anatolia deriva dal greco ana-tello, terra dell’alba: questa terra è l’Oriente, il paese dove sorge il sole e dove prima calano le tenebre. È qui che la mitologia greca collocava il giardino delle Esperidi, le Figlie della Notte. Terra solitaria e sperduta, posta ai confini del mondo e per questo terra di eremiti, anacoreti, asceti. “A perdita d’occhio la terra tutta nuda e piatta, amara come il peperone rosse; all’ovest solitario e lunghissimo un pioppo. Se sulla steppa errava ancora il profumo del timo ingiallito, le eriche erano già secche da molto”. Con questi versi il poeta turco Nazim Hikmet descrive i paesaggi dell’altopiano anatomico.
A noi, moderni viaggiatori, arriva un’altra immagine: un ambiente mozzafiato, dalle colorazioni magiche, calde e coinvolgenti, che percorriamo a velocità diversa da quella a dorso di mulo.
Al giorno d’oggi questo altipiano ha subìto anche notevoli cambiamenti morfologici, poiché grazie a sapienti sistemi di irrigazione la coltivazione a frumento dipinge un paesaggio diverso, sulle rive del lago salato si può vederla prima crescita verdeggiante che contrasta con il cielo azzurro, davvero un viaggio incredibile che attraverso Aksaray ed il suo caravan serraglio ci porta nel giardino di pietra della Cappadocia, la valle di Goreme, area abitata sin dall’epoca degli Ittiti, dove i primi cristiani ad arrivare durante l’impero bizantino furono gli anacoreti, che fondarono delle chiese rupestri ancora oggi conficcate nelle gole del Dihiara o nelle buffe forme dei coni di tufo di Zelve e Avanos.
Percorriamo tutte le piste che ci portano da Goreme a Urgup, da Nevsheir ad Guzelyurt, da Derinkuyu a Mucur, assaporando ogni singolo chilometro percorso, accelerando nei tratti asfaltati.
Ottava tappa: il ritorno
La Honda CRV si avvia verso le strade che ci portano a Kayseri prima e Kirsehir poi, dove visitiamo le moschee, prima di effettuare la lunghissima tappa finale che da Ankara ci riporterà a casa senza alcuna sosta: circa 3.200 km tutti d’un fiato, con le sole soste ai confini, un test che ha messo a dura prova mezzo ed equipaggio, ed è stato davvero un finale incredibile per un viaggio-avventura così strutturato.Una tappa che, a dire il vero, ha affaticato solo l’equipaggio: la Honda CRV con i suoi 140 CV, sempre pronti e scattanti, non ha accusato alcuno sforzo; nel corso di tutto il viaggio ha chiesto solo carburante e, naturalmente, qualche lavaggio visto la polvere ed il fango trovati lungo il percorso che ci ha portato a scoprire mondi diversi ed affascinanti, in tutta tranquillità e con estrema facilità.
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