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Capitolo 14 - Viaggiare in sicurezza
• Pubblicato il 25 febbraio 2007 22:24
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Nel caso dei fuoristrada, inoltre, anche la nuova moda dei raid avventurosi ha incrementato sensibilmente la percentuale degli spostamenti in macchina nel periodo delle vacanze, sia nel caso delle destinazioni europee che per le mete sahariane del bacino mediterraneo e dell’Africa centrale.
Ma il fuoristrada, oltre ad essere un veicolo a trazione integrale in grado di affrontare sterrati, deserti e mulattiere impossibili, è anche un veicolo utilizzato per circolare sulle normali strade e autostrade per cui, ai fini della sicurezza, richiede nella guida le stesse attenzioni e le medesime precauzioni adottate quando ci si trova al volante di una comune automobile.
Oltre alle varie condizioni specifiche dei vari utilizzi off-road (sabbia, fango, sterrato, guado, etc.), è consigliabile quindi approfondire anche quelle comuni situazioni legate alla tradizionale circolazione ordinaria.
Prima di prendere in esame le problematiche connesse con la guida di un fuoristrada impegnato su un tragitto più o meno lungo, va sottolineato che anche il tipo di veicolo utilizzato svolge un ruolo non trascurabile ai fini della sicurezza; soprattutto in funzione del fatto che uno dei maggiori pericoli che insidia il viaggiatore a trazione integrale è rappresentato dalla stanchezza che, solitamente, sopravviene nel corso di lunghe maratone automobilistiche.
Le 4x4 di piccola e media cilindrata sono, ovviamente, penalizzate rispetto ai modelli più potenti, non soltanto per il tipo di andatura più tranquilla che impongono, e che spesso instaura nel guidatore e nei passeggeri quella noia che quasi sempre costituisce un ideale terreno di coltura per l’insorgenza della stanchezza, ma anche per il tipo di prestazioni generali offerte dal mezzo.
Una modesta scorta di cavalli, infatti, non sempre assicura quello spunto o quel brio provvidenziali nei sorpassi, o in alcune situazioni d’emergenza, e anche le condizioni di comfort offerti dalle sospensioni e dalla tenuta di strada possono rivelarsi carenti e rendere ancora più disagevole un viaggio già abbastanza impegnativo per lunghezza e condizioni ambientali.
Nel caso di fuoristrada di grossa cilindrata invece i vantaggi sono molteplici poiché, oltre a consentire percorrenze giornaliere notevoli, offrono spazio sufficiente sia per l’equipaggio che per i bagagli.
Per quanto riguarda il comfort offerto dagli moderni fuoristrada, nonostante diversi modelli attualmente in produzione abbiano in gran parte perso quel carattere spartano e poco confortevole che li caratterizzava fino ad alcuni anni fa, va considerato che i 4x4 utilizzati nei raid impegnativi (soprattutto nel deserto) sono ancora quelli meno accessoriati e frivoli. Per questo richiedono un certo impegno nei viaggi molto lunghi e su fondi particolarmente sconnessi dove i continui sobbalzi possono creare microtraumi ai dischi intervertebrali, o un certo affaticamento ai polsi su quei modelli non equipaggiati con servosterzo.
Ma qual è il pericolo maggiore quando si viaggia in auto? E quali sono i fattori maggiormente condizionanti nel corso di un raid? Vediamo come si affronta una maratona chilometrica lungo le strade di tutti i giorni.
Il principale nemico per chi siede al volante durante un lungo viaggio è rappresentato dalla stanchezza che, inevitabilmente, si manifesta quando ci si trova alla guida da molte ore, ed è legata sia alla monotonia derivante dal persistere della posizione seduta che dallo sforzo di concentrazione necessario per mantenere sempre viva l’attenzione.
Nei viaggi di lunga durata è buona norma non rimanere mai al volante per più di 3/4 ore consecutive, fermandosi ogni qualvolta ci si renda conto che la fatica stia per prendere il sopravvento, senza ostinarsi nel proseguire a ogni costo, né imponendosi di strafare.
A volte, per combattere o allontanare momentaneamente la stanchezza non sono indispensabili lunghe e interminabili soste, ma è sufficiente spezzare la monotonia di un paesaggio troppo ripetitivo con brevi e frequenti soste; neanche schiacciare il classico pisolino può essere determinante, ma può bastare fare quattro passi, sgranchirsi un po’ le gambe o semplicemente leggere un giornale per ripartire con una nuova carica. Se proprio si casca dal sonno anche una dormita di una mezz’ora può rivelarsi estremamente tonificante.
Per quanto riguarda le ore migliori per la guida va precisato che non esiste una regola fissa, valida in tutte le situazioni e applicabile ad ogni guidatore, a causa delle numerose variabili legate alla resistenza personale e al tipo di percorso. Indubbiamente le ore notturne, sia per la diminuzione del campo visivo che per la stanchezza già accumulata nel corso di un’intensa giornata di viaggio, sono forse le meno indicate per proseguire un viaggio molto lungo, soprattutto se si è al volante dalle prime ore del mattino.
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