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Capetown-Algeri in Campagnola 4x4
• Pubblicato il 23 dicembre 2007 23:19
Un'impresa da record
Tra i numerosi avvenimenti che hanno interessato negli ultimi tempi il mondo dell’automobile, e quello dei veicoli a quattro ruote motrici in particolare, non c’è dubbio che uno dei più significativi sia stato il grande ritorno della Fiat nel settore dei SUV.
Erano anni che, volendo parafrasare il celebre commediografo irlandese Samuel Beckett, “aspettavamo Godot” e finalmente l’evento tanto atteso è arrivato. Con la Sedici la Casa torinese continua la lunga tradizione maturata nel settore della mobilità a trazione integrale, iniziata nel lontano 1919 con il camion militare “15 Ter” (protagonista di un raid di 3.000 km attraverso il Sahara) e consolidata dalla lunga militanza della gloriosa Campagnola, presentata alla Fiera del Levante di Bari nel 1951.
Il suo successo fu immediato, grazie anche all’assorbimento di numerosi esemplari da parte delle forze armate, e negli anni d’oro (1955-1973) venne costruita in circa 40.000 esemplari. Dopo un breve periodo di stallo la produzione riprese regolarmente nel 1979 per cessare definitivamente nel 1987 quando ormai la produzione anglosassone e, soprattutto, giapponese, iniziava a diversificare la tipologia dei fuoristrada che ben presto perdeva quei connotati rudi e spartani delle origini per trasformarsi, nel corso degli anni successivi, in veicoli estremamente lussuosi e performanti. La storia della Campagnola è legata
tuttavia anche a numerose spedizioni scientifiche lungo le più remote piste africane, come quelle realizzate dai Fratelli Castiglioni in Mali, Niger, Egitto e Sudan, effettuate tra gli anni Settanta e Ottanta, oltre che agli innumerevoli raid-marathon svolti da sportivi e appassionati di viaggi-avventura.
Ma l’impresa più prestigiosa mai compiuta da una Campagnola risale proprio agli albori della sua storia quando, il 25 novembre del 1951, un modello appositamente attrezzato parte per effettuare il raid Città del Capo-Algeri nel tentativo di battere il record di allora (13 giorni, 15h, 45’).
L’equipaggio lungo la rotta di andata da Algeri a Città del Capo era composto da Domenico Racca, pilota collaudatore della Fiat, Paolo Butti, pilota sportivo e da Aldo Pennelli, operatore cinematografico della Incom. L’impegnativa traversata, nel corso della quale l’equipaggio segnalava via telegrafo a Torino gli inconvenienti subiti e le modifiche da apportare al veicolo, si concluse il 14 gennaio 1952 dopo 15.000 chilometri. Racca e Butti salgono a questa punto sulla seconda Campagnola, messa a punto in base alle loro indicazioni e fatta arrivare a Città del Capo via nave, e prendono il via sulla rotta del ritorno il 21 gennaio. Nel corso del lungo ed impegnativo viaggio il fuoristrada italiano deve affrontare una serie di incredibili difficoltà ambientali, come ad esempio la traversata del massiccio montuoso dell’Hoggar dove la Campagnola rimane intrappolata per diverse ore all’interno di un guado rivelatosi molto più impegnativo del previsto;
senza alcun aiuto esterno, Racca e Butti riescono tuttavia a disincagliare il veicolo grazie ad alcuni martinetti presenti nelle dotazioni di bordo e alla costruzione di un ponte di fortuna costruito con alcune rocce rinvetute ai bordi della pista. Il 1 febbraio del 1952, esattamente dopo 11 giorni, 4 ore e 54 minuti, i due protagonisti arrivano finalmente ad Algeri infrangendo con un ampio margine il record precedente, riuscendo inoltre a conquistare un primato ancora oggi imbattuto.


