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British Trans-Americas Expedition
• Pubblicato il 28 dicembre 2007 11:33
Per realizzare un’impresa straordinaria e memorabile come la British Trans-Americas Expedition occorreva un equipaggio altrettanto valido e di consumata esperienza, formato da uomini coraggiosi con nervi saldi e abituati alla disciplina militare. La maggior parte dei componenti proveniva dal 25° Royal Engineers e veniva a formare un gruppo di professionisti molto affiatato affidato alla guida di un esploratore veterano, il capitano Jim Masters.
Protagonista nella spedizione che portò alla conquista del Nilo Blu nel 1968, Masters aveva ricoperto un ruolo importante anche nella spedizione nel Dahlak Ovest (svoltasi due anni dopo) ed era affiancato da altri professionisti dell’avventura, accuratamente selezionati tra i Royal Engineers in base all’esperienza e alla resistenza maturate nel corso di spedizioni in aree tropicali. Tra gli altri membri dell’equipaggio c’era anche il capitano Richard Summerton (un alpinista dell’esercito che l’anno prima aveva scalato l’Annapurna), reclutato nella squadra di ufficiali addetti alla ricognizione e ai rifornimenti, che condivideva la stessa passione dell’alpinismo con un altro esperto esploratore dell’Himalaya, il maggiore Kelvin Kent dei Royal Signals membro della Annapurna South Face Expedition.
Per approfondire lo studio delle realtà locali vennero invece assoldati Robin Hambury Tenison, un esperto degli indigeni del Sudamerica e presidente di Survival International, e il sergente Partapsing Limbu (del 7° Fucilieri Gurkha), uno studioso degli aspetti florofaunistici della giungla tropicale. Completavano il team di esperti l’onorevole Charles Keyes (nipote del famoso ammiraglio) nel ruolo di interprete e navigatore, oltre a numerosi soldati del 17°/21° Lancieri, della Royal Artillery, della Royal Signals, della Fanteria, dell’Armi Air Corps e del REME.
L’intera carovana si muoveva seguendo le indicazioni del gruppo di testa dove la squadra di esploratori, con la Land Rover II Serie, cercava di aprire un varco nella giungla servendosi di machete, motoseghe e, all’occorrenza, anche di candelotti dinamite. Migliaia di piante sono state abbattute per riuscire a tracciare un sentiero percorribile dalle due Range e, quando ci si imbatteva in un crepaccio, si usavano le speciali scalette di alluminio che (grazie alla possibilità di essere collegate assieme in diversi elementi) consentivano di superare ostacoli molto ampi.
In altre occasioni si utilizzavano anche tirfor, verricelli e paranchi, mentre nei casi estremi di guado si ricorreva al trasporto sulla zattera gonfiabile.
Per quanto riguarda l’approvvigionamento, pur utilizzando la spedizione diversi cavalli per il trasporto di merci e viveri (soprattutto nelle retrovie della colonna), la maggior parte dei rifornimenti avveniva lungo il corso dei fiumi tramite alcuni battelli o dagli elicotteri che, quando non era possibile l’atterraggio, sganciavano le merci col paracadute. Complessivamente sono state utilizzate oltre 10 tonnellate di razioni alimentari, 15.000 galloni di benzina (circa 57.000 litri), 2.400 lattine di birra e 80.000 sigarette, oltre al foraggio per gli animali e alla casse di dinamite.
Dal punto di vista alimentare gli uomini della spedizione utilizzavano delle speciali razioni di sopravvivenza, appositamente studiate dal Ministero della Difesa, oltre alle varie tonnellate di cibo fornite dagli sponsor e alle specialità esotiche offerte dalla giungla che, oltre alla frutta, includevano anche carne di iguana, scimmia, serpente, tacchino selvatico e pesce.
Dopo aver superato un tratto particolarmente impegnativo, noto come la “pista dei contrabbandieri”, ed oltrepassato le colline oltre la valle del Tuira, la British Trans-Americas Expedition si trovò ad affrontare la parte più difficile del viaggio nel corso degli ultimi sessanta chilometri, la maggior parte dei quali formata da una sterminata distesa di acquitrini invasa da zanzare, serpenti e alligatori.
Dopo 99 giorni di grande avventura, il 23 aprile del 1972 (nel giorno in cui si festeggia San Giorgio) la giungla del Darien era ormai alle spalle. I festeggiamenti, iniziati nella cittadina colombiana di Ghigorodo, proseguirono nella capitale di provincia Medellin per continuare con una grande parata delle due Range Rover attraverso le vie di Bogotà e concludersi con una valanga di messaggi di congratulazioni tra cui, naturalmente, quello della regina Elisabetta.


