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British Trans-Americas Expedition
• Pubblicato il 28 dicembre 2007 11:33
Nel corso della British Trans-Americas Expedition la due Range Rover protagoniste della spedizione, messe a disposizione dalla British Leyland, sono state affiancate da una Land Rover II Serie acquistata a Panama, che aveva il compito di apripista per tracciare il percorso.
I maggiori ostacoli da affrontare nel corso della traversata, come diretta conseguenza della assoluta mancanza di qualsiasi pista o sentiero all’interno della giungla panamense, era rappresentato dalla presenza della folta vegetazione (spesso talmente intricata da non lasciar passare neanche la luce solare al di sotto delle cime degli alberi) e, soprattutto, dalla presenza costante di fango e corsi d’acqua da attraversare dovuta ad un insolito prolungamento della stagione delle piogge. Abitualmente nell’istmo di Panama le piogge terminano attorno alla metà di dicembre, per lasciar spazio ad una situazione climatica (lunga circa tre mesi) relativamente secca. Ma nel gennaio 1972 le cose andarono diversamente e le piogge si protrassero fino alla metà di gennaio per cui il terreno all’interno della giungla del Darien, fin dall’inizio della traversata (intrapresa il 17 gennaio), si era trasformato in un mare di fango.
Per individuare i passaggi più accessibili tra la vegetazione, o individuare i punti migliori lungo il corso dei fiumi dove tentare i guadi (o il trasporto sulla zattera, nel caso di eccessiva profondità), gli uomini della spedizione hanno effettuato diverse ricognizioni aeree sulla giungla allo scopo di tracciare una rotta percorribile, oltre a fornire agli apripista, ai zappatori (armati di macete) e agli uomini dell’esercito (pronti ad intervenire anche con la dinamite per aprire le zone più impenetrabili da attraversare) le informazioni su come procedere.
E non era un’impresa facile avanzare con due fuoristrada tra alberi giganteschi con radici sporgenti come rocce, e liane e rampicanti che pendevano fino al suolo formando una massa aggrovigliata che spesso si intrecciava nei carichi sporgenti stivati sul portapacchi sul tetto.
E le difficoltà erano ulteriormente esaltare dal fondo sul quale le due Range avanzavano, formato da un materasso di foglie che veniva costantemente rinnovato dall’alto, che galleggiava a sua volta sullo spesso strato di humus del sottobosco. In queste condizioni inoltre la visibilità era raramente superiore ai 30 metri e per tutto il tempo, giorno e notte, la giungla risuonava del gocciolamento dell’umidità condensata e dello sporadico crollo di qualche albero gigante arrivato al termine del suo ciclo vitale. Quando pioveva, solitamente l’acqua cadeva in torrenti trasformando la pista in un pantano istantaneo. Lo spesso fango nero, i burroni, i canali, e la giungla fitta erano spesso invasi dai torrenti che scorrevano veloci, da macchie di palme velenose e da piante pungenti. Gli abiti dei componenti della spedizione erano praticamente sempre inzuppati di sudore e spesso si laceravano addosso. Il cuoio degli equipaggiamenti ammuffiva e anche le migliori calzature disponibili per la giungla iniziarono ad andare a pezzi. Le zanzare, i moscerini e le mosche rappresentavano un flagello costante: c’erano delle formiche nere lunghe fino a tre centimetri il cui morso procurava terribili bruciori, bruchi urticanti e, nei corsi d’acqua, perfino anguille in grado di trasmettere scariche elettriche. Il caldo e l’umidità erano oppressivi ed anche nel corso della notte il sollievo era minimo. Sciami di calabroni aggressivi nidificavano negli alberi cavi esplodendo all’esterno per aggredire chiunque li disturbasse, mentre tra gli altri insetti si rivelarono particolarmente fastidiosi anche i millepiedi, i temibili scorpioni neri e i ragni giganti, oltre naturalmente alle zecche che a volte penetravano talmente in profondità nella pelle da richiedere l’intervento dell’ufficiale medico per essere rimosse chirurgicamente.
Numerosi anche i serpenti velenosi, sebbene non particolarmente aggressivi, mentre gli animali di grossa taglia raramente hanno creato problemi e in una sola occasione la squadra degli esploratori si trovò faccia a faccia con una bellissima pantera nera nella pista della giungla. All’interno della selva del Darien c’erano numerosi altri felini tra cui ocelot e marguai (felis tigrina) e, sorprendentemente a queste latitudini, anche una varietà di un grosso cervo. Uno dei mammiferi più diffusi era invece il pecari strisciato di bianco, un piccolo maiale selvatico molto timido che si muoveva nelle aree crepuscolari della foresta scura in mandrie formate anche da 2/300 esemplari. Una di queste mandrie riuscì una notte a devastare completamente un accampamento della spedizione, disperdendo nella giungla i portatori atterriti e i cavalli utilizzati per il trasporto dei rifornimenti.


