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Arabian Actyon

di Giusy Concina • Pubblicato il 27 febbraio 2007 10:48

arabian actyonL’oasi di Al Ain

Sono trascorsi oramai diversi giorni dalla partenza e l’avventura sabbia volge alla fine con il raggiungimento dell’Oasi di Al Ain.
Una cittadina davvero accogliente, estesa come superficie, ma urbanisticamente molto ben curata, sia nell’arredo dei viali, sia nella costruzione di abitazioni, non ci sono tremendi grattacieli da 40 piani, ma solo palazzi alti al massimo 5 o 6 piani; qui la tradizione araba è ancora molto conservata, contrariamente a Dubai.
arabian actyonAd Al Ain si può visitare il Museo Nazionale, si può passeggiare tra gli anfratti della grande oasi; le palme con i loro frutti e la lavorazione degli stessi rappresentano per questa splendida oasi un’importantissima voce nel bilancio economico.
Al Ain è anche città divisa tra Emirati Arabi e Oman, così passare da una parte all’altra della città prevede il transito davanti ad un check point di polizia; nella Buraymi visitiamo il vecchio souk ed il forte completamente ristrutturato, come vuole la tradizione Omanita; infatti in tutto il Sultanato le fortificazioni sono considerate un importante patrimonio integralmente conservato, come abbiamo avuto modo di vedere a Nizwa ed a Jabreen.

arabian actyon

Le piste

La strada che da questo particolare ambiente ci porta verso nord e verso le Hatta Pools attraverso uno splendido scenario montano è in gran parte sterrata, pista pietrosa, battuta, polverosa, che mette a dura prova ancora una volta le sospensioni della Actyon, evidenziando un assetto molto buono anche a velocità sostenute e con un’aderenza sempre precisa, lungo i sali scendi montuosi; ove le colorazioni dorate della sabbia cedono il posto a colori ramati e scuri contrapposti a splendide piantagioni di palme verdeggianti che si “incagliano” tra le pietre offrendo una coreografia unica e mozzafiato.
I chilometri percorsi attraverso Madam, Shuyah, sino ad Hatta village sono prima 45 di asfalto, poi 70 di piste, da Hatta ancora asfalto sino al rifornimento di carburante, il diesel per le vetture non si trova in ogni distributore di carburante, pertanto è bene non dimenticare di controllare ove si può reperire, anche se a dire il vero l’autonomia di Actyon è davvero molto buona ed i consumi contenuti anche nelle situazioni peggiori, non mi creano preoccupazioni.

arabian actyonMusandam

Ci tuffiamo sulla Emirates Road verso Nord e verso Fujairah, scopro così che il motore della Actyon risponde ancora più grintosamente rispetto hai primi giorni di marcia, è brillante e permette maggiori accelerazioni effettuate anche all’improvviso. Il paesaggio montano ci accompagna ora per tutta la parte finale di questo lungo Raid e ci porta a scoprire le differenze incredibili tra un Emirato città come Dubai, e gli Emirati meno conosciuti come Ras Al Khaiman, e Fujairah appunto, le cui bellezze naturali sono uniche; grazie alle montagne pietrose e brulle, dal colore scuro che evidenziano la bellezza delle palme e la simpatia delle caprette che pascolano in ogni dove; montagne che colano a picco sul mare blu elettrico, limpido ed infinito.
arabian actyonUnica è poi la penisola del Musandam che raggiungiamo senza particolari difficoltà, attraverso un confine completamente ricostruito dalle dimensioni enormi, ove si paga una tassa di uscita dagli Emirati di 20 dh ognuno, quindi (4 euro) e poi il visto del Sultanato dell’Oman, che viene rilasciato anche sul posto dietro presentazione di documento e pagamento di 1.5OR a persona, (cioè 3 euro circa). Tutto ciò per trovarsi a vivere nel Mondo di Simbad il Marinaio. Il mare blu che contorna ogni cosa, rende tutto il paesaggio non solo suggestivo, bensì affascinante e coinvolgente; perciò basta raggiungere il porto per decidere di imbarcarsi su un Dhown e vivere una giornata di pesca al largo delle coste, ed all'interno delle baie.

In dirittura d’arrivo

Giungiamo allo Stretto di Hormuz, a scrutare l'orizzonte per vedere le non molto lontane coste iraniane, sino a raggiungere l'isola del telegrafo.
Qui attracchiamo il nostro Dhown e mettiamo piede a terra, su un'isola che a partire dal 1960 per alcuni anni è stata un punto molto importante nelle comunicazioni, dove viveva una famiglia di circa 60 persone, oggi c'è solo una minima parte delle rovine, ma l'ambiente è comunque suggestivo, soprattutto grazie al panorama.
È facile comprendere perché il Musandam sia chiamato la Norvegia d'Arabia, ha tutta la bellezza dei Fiordi, aggiunta ad un flora ed una fauna ittica che non temono confronti.
Dopo una gita così unica non possiamo pensare di non percorrere le piste dell’interno con la mitica SsangYong Actyon, che al porto ha attirato la curiosità di tutti, indistintamente marinai, polizia, pescatori, vuoi per il look vuoi per la targa straniera.

Fine dell’avventura

La montagna che ci attende è il vero punto di arrivo del nostro mitico Raid, siamo arrivati nel punto più meridionale del Medio Oriente e nel contempo sulla cima più alta della montagna ove i militari omaniti hanno costruito un osservatorio, siamo a 1667 mt! C’è vento e la soddisfazione è notevole, sino a qui Actyon ha consumato solo carburante, ed a volte anche di non buonissima qualità, non ha avuto alcun tipo di difficoltà ad adattarsi anche a questo ultimo sforzo prima di riprendere, lemme lemme ed a malincuore la strada verso il porto di Jebel Ali e l’imbarco verso la fredda ed innevata pianura padana.

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