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Algeria

resoconto inviato da Dimensione Avventura • Pubblicato il 22 marzo 2007 15:22

Terra Tuareg

algeriaInizia l’avventura

Un viaggio in Algeria va inteso come un salto nel passato ed il valico doganale, subito dopo l’avamposto tunisino di In Hazoua, è il luogo in cui avviene il passaggio spazio-temporale.
Appena passata la dogana algerina notiamo subito la presenza forte del grande padrone del paese: il Sahara.
Il piccolo nastro di asfalto si insinua fra poderose dune che coprono anche gli stessi pali della luce creando un paesaggio particolare.
algeria Arriviamo all’oasi di El Oued, piccolo insediamento urbano dove si può subito cambiare del denaro e rifornirsi di scorte alimentari. Ne approfittiamo subito per mangiare un ottimo cous cous presso un nostro vecchio amico algerino, conosciuto nei viaggi algerini degli anni ’80. Notiamo che la popolazione è curiosa verso lo straniero e cerca in tutti i modi di conversare e essere d’aiuto. Purtroppo il turismo in questi ultimi dieci anni è crollato vertiginosamente e l’isolamento verso l’occidente si è fatto sentire.
Riprendiamo il cammino verso sud tramite un asfalto deteriorato, superando montagne e colline con enormi salite e vertiginose discese.

Direzione sud

algeria Di altopiano in valle arriviamo ad Hassi Messaoud, centro industriale che trae vita dagli innumerevoli pozzi petroliferi e di gas che proliferano nel deserto circostante. Praticamente il villaggio è un enorme dormitorio dove si alternano gli operai di tutte le nazionalità, dipendenti di tutte le più grandi Società petrolifere mondiali.
Il centro non offrirebbe nessun motivo di sosta se non fosse per la richiesta di permesso per circolare nel sud del paese, da effettuarsi presso il posto di Polizia. In pochi minuti otteniamo il visto e via giù diretti verso l’incrocio storico e tanto caro al viaggiatore sahariano: l’incrocio dei “4 Chemini”.
Qui ci accoglie un piccolo nucleo militare che controlla i nostri permessi e che ci invita a bere il classico the del deserto. Anche fra i militari l’ospitalità è squisita, anzi direi maggiore di quella manifestata dai civili, forse frutto del loro maggiore isolamento negli sperduti avamposti territoriali. Scattate le foto di rito e dopo essersi congedati da loro con delle poderose e cordiali pacche sulle spalle, eccoci finalmente sulla lunghissima pista che ci porterà verso il sud del paese.
algeria Anche qui troviamo delle conseguenze del crollo turistico: non c’e più traccia della vecchia pista segnatissima e trafficata anche dagli enormi camion da trasporto algerini. La diminuzione dei mezzi, unitamente alla forza degli agenti atmosferici, hanno fatto scomparire quasi completamente la pista ed ora si intravede, a malapena, in alcuni tratti.
Prendiamo subito mappa e GPS per tracciare la rotta e non perdere tempo in vani giri per quest’immenso altopiano, consumando inutilmente carburante, anche perché il prossimo rifornimento è distante più di 700 km!
Viaggiamo per ore senza punti di riferimento e con tracce di vecchie piste che si snodano a 360° che non fanno altro che disorientare. Ci teniamo nella valle principale ai cui bordi orientali abbiamo il gran Erg Orientale e a quelli occidentali dei rilievi rocciosi.

Le Gole di Amguid

algeria L’arrivo alle Gole di Amguid ci conferma che siamo sulla retta via e subito dopo di esse si entra in un’altra valle dove si inizia a guidare su un soffice ed insidioso manto di sabbia. È impressionante l’altezza delle dune, che si stagliano alla nostra destra in contrapposizione dell’enorme falesia alla nostra sinistra: una natura forte e senza mezze misure ma siamo qui per questo.
Arriviamo al primo controllo militare presso l’inesistente oasi di Amguid. Veniamo subito circondati da decine di bambini chiassosi e gioiosi, e subito iniziamo a regalare i primi giocattoli e vestiti che erano stati portati appositamente per queste occasioni, in collaborazione con l’Associazione umanitaria Bambini del Deserto.
Cerchiamo di recuperare il tempo perduto nella sosta, perché ben presto il sole inizierà a scendere all’orizzonte ma all’uscita del villaggio praticamente non c’è più traccia di pista e quindi, vagando per la vallata, ci infiliamo dentro un piccolo Erg di dune molto divertente ed eccitante.
Questo terreno ci regala decine di chilometri a mo’ di montagne russe, tutte molto dolci ed affrontabili in velocità! Divertimento alle stelle e qualche insabbiata di troppo.
Montiamo il campo in questo scenario da favola, immersi nel grande Sahara lontani “anni luce” dal nostro mondo.
Il giorno dopo proseguiamo la scesa verso sud, attraversando veri e propri labirinti formati da innumerevoli pinnacoli rocciosi che disorientano e nascondono la visuale generale. Facciamo il punto numerose volte sulla carta, dato che vogliamo passare fuori dalla pista ufficiosa, e notiamo che ci ritroviamo molto più a est di quello che pensavamo.
Proprio per questo fuoripista, però, abbiamo a disposizione degli scenari naturali indescrivibili per bellezza ed unicità. Attraversiamo, per esempio, una valle completamente disseminata di enormi alberi secolari, bruciati dal sole e posti su enormi zolle di sabbia, alla quale questi alberi si aggrappano solamente con la forza delle radici, anch’esse rinsecchite.
Numerose sono le gazzelle che ci attraversano la strada, spaventate dal passaggio dei mezzi, ed anche enormi varani i quali, però, non si curano di noi ma della loro dose di sole quotidiana.

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