Il primo portale giornalistico italiano dedicato al mondo della trazione integrale
- Siete qui:
- Home page
- > I grandi viaggi
- Route 66 in 4x4

Route 66 in 4x4
di Giusy Concina • Pubblicato il 17 luglio 2009 14:34
Pagine:
- 1
- 2
queste parti, è ancor più bello lasciare la vita di città per immergersi nella natura ed attraversare il Palo Duro Canyon, posto a sud-est della città a circa 50km. Il Canyon è gestito dallo stato ed è particolarmente ben attrezzato, per recepire ogni genere di turista, ci si può arrivare con ogni sorta di vettura e poi decidere in loco se lasciare l’auto per escursioni a piedi, in mountain bike, od a cavallo, oppure in fuoristrada; la scelta è veramente difficile, così una parte di tracciato la percorro a bordo del Dodge Journey, una parte,forse più accattivante, sino alla cima, denominata Lighthouse a cavallo. Il tragitto più particolare, è stato quello che dal Texas mi ha portato a Santa Fe nel Nuovo Messico, attraversando il Mid Point della Route 66 ad Adrian. Il tragitto è stato semplice per la prima parte, infatti la strada madre oramai è divenuta la Interstate 40 e quindi avanzare a 70 mi/h non è assolutamente complicato e nemmeno divertente, a Caminos, però, ho abbandonato la via principale e lungo le piste di una parte della Bajada Hills il Dodge Journey si è faticosamente arrampicato sino a Santa Fe. Una città tutta da visitare, caratterizzata dalle costruzioni in argilla color marrone chiaro, tipicamente messicane. La città si sviluppa sul commercio di Arte ed Arte Indiana, ci sono molte gallerie e musei, nonché negozi espressamente dedicati; da qui mi arrampico ancora attraverso Hyde Park sino alla zona sciistica di Santa Fe. Data la stagione, gli impianti sono chiusi, ma il parco nazionale è aperto,
gestito dai Rangers in modo eccellente, permette piste di varia difficoltà e sentieri pedonali dove si possono avvistare puma, lupi, alci; ho la fortuna di vedere un’aquila, seppur in lontananza, e soprattutto è bello vedere tanti pini e larici contornare ogni cosa. Il Dodge Journey con il suo colore verde scuro è intonato, ma di certo non è il mezzo che preferisco per percorrere queste strade, soprattutto in salita, vista la difficoltà del cambio a 6 marce, decisamente mal rapportato. Ma torniamo alla visita del luogo, che rende speciale il viaggio attraverso il New Mexico, infatti restare a Santa Fe almeno una notte merita davvero come esperienza, pur essendo una cittadina tranquilla, la sera alloggiare in un motel tipico, come l’Old Santa Fe Inn è magico, grazie all’accoglienza ed al calore tipicamente latini. La cultura e la storia di Santa Fe ci riportano indietro nel tempo, e ci ricollegano anche all’Europa ed all’Italia in particolare con la Basilica di San Francesco d’Assisi eretta nel 1851 in perfetto stile Romanico, e posta sul tragitto dell’importante Camino Rejal di cui Santa Fe fu crocevia vitale.Sempre in Nuovo Messico, soggiorno in una cittadina, Gallup, simile a Radiators Spings del film “Cars”, sviluppatasi proprio perchè crocevia importante tra l’Arizona, lo Utah, il Colorado ed il New Mexico di cui fa parte. Dista poche miglia da ognuno di questi stati, e, forte del transito della ferrovia e della Route 66, ha visto crescere nel tempo la sua importanza. Ci sono leggende che narrano di indiani Navajo, di indiani Hopi, oggi giorno di tutto ciò si può
trovare solo il commercio, decisamente florido, nonostante il periodo. La sua maggior importanza risale agli anni ’50, quando qui soggiornavano i personaggi più famosi dello spettacolo e del cinema, durante le riprese dei classici film Western nelle aree circostanti, naturale palcoscenico per questi spettacoli. A testimonianza di tutto ciò esiste ancora il primo ed unico Hotel che ha ospitato personaggi del calibro di John Wayne: El Rancho Hotel, un luogo tutto da visitare.Agglomerati urbani nati negli ultimi anni dell’800, resi famosi poi dall’arrivo della ferrovia e della Route 66 verso il Far West, lungo le 2400 miglia di percorso, ce ne sono molti; Flagstaff è diventata territorio americano, ceduta dal Messico nel 1848. Dal 1857 al 1860 questo territorio fu esplorato dalle truppe militari ed il Generale Edward Beale costruì le prime strade – a dorso di cammello – attraverso questa parte di Arizona. Naturalmente l’agglomerato urbano consisteva di qualche piccola casupola in legno, in mezzo ad un’area desertica ad un’altitudine di 2100mt. Il periodo più importante per la crescita e la formazione definitiva di cittadina avvenne con l’avvento della ferrovia nel 1880 quando l’Atlantic and Pacific Railroad da Albuquerque portò i propri binari sino a qui ed oltre. Ancora oggi l’edificio della stazione è sempre lo stesso, con una caratteristica struttura in legno, e l’importanza del passaggio dei treni, che tra l’altro sono circa un centinaio al giorno tra merci e passeggeri, nei due sensi di marcia (est-ovest), è notevole.
Degli ultimi anni del 1800, si possono ammirare ancora alcuni edifici, come il primo Hotel, la prima banca ed il primo pub realizzato con l’avvento della Route 66 nel 1931, chiamato Museum Club. Da Flagstaff è molto bello il tracciato lungo il Beale Wagon Trail, che porta su alcune vette e ripercorre esattamente il tracciato percorso nel ‘800 dal generale Beale. Williams senza dubbio il paesino più bello e caratteristico, posto a soli 53km da Flagstaff, offre uno scorcio reale ed attuale di ciò che la Route 66 ha significato negli anni per lo sviluppo del commercio in genere. A Williams si trovano distributori di carburante moderni con le pompe di un tempo, negozi incastonati nelle viuzze strette, tante insegne del tempo passato e la famosa ferrovia che funziona dal 1901. Un tempo portava verso est, oggi porta anche verso nord ed il Grand Canyon; un parco nazionale, istituito nel 1919 raggiungibile anche in auto, che merita una deviazione rispetto alla strada maestra. Lo spettacolo offerto dalle montagne di colore rosso, viste dalla loro piatta vetta ad un’altitudine di 2200mt, è indescrivibile. Quassù la natura regna sovrana, il fiume Colorado, nel tempo, ha scavato e tracciato un insieme di paesaggi mozzafiato, che evidenziano quanto l’uomo sia insignificante rispetto alla terra. Indipendentemente dalla stagione si può raggiungere il Grand Canyon, sempre, approfittando della splendida organizzazione fornita dalla Xanterra, oltre ai percorsi montani da fare solo se esperti e ben allenati, ci sono tracciati più semplici ed anche servizi di autobus gratuiti che accompagnano le
persone da un punto panoramico all’altro, permettendo una grande flessibilità. Il Grand Canyon è visitabile, al suo interno, solo con i mezzi locali, quindi ci si può rivolgere alle compagnie che propongono tour con le Jeep, oppure, e forse l’esperienza lo merita, abbandonare i cavalli motore per una giornata ed affidarsi ai possenti muli, che conoscono il percorso a memoria e non sbagliano un passo nella lunga discesa sino al fiume; il tragitto dura 6 ore ed il dislivello è di 1400mt, pertanto l’impegno anche in questo caso non è poco. Svegliarsi in mezzo ai pini, con il loro caratteristico profumo, guardare gli scoiattoli che si avvicinano, i cerbiatti che pascolano nei dintorni, con il loro sguardo curioso ma sempre all’erta, fà dimenticare automaticamente le fatiche fatte per arrivare sino a destinazione.Dopodichè il primo percorso attraverso le praterie di Spings Oak su verso nord sino al Canyon de Chelly, dove i tracciati off road sono comunque pietrosi ed accessibili anche al Dodge Journey. Il paesaggio è favoloso, rocce colorate di rosso stratificate ed imponenti che si estendono sino ad arrivare, tanto più a sud, al Painted Desert ed alla Foresta pietrificata, passando per Chinle. I chilometri percorsi sino adesso sono già oltre 5000 ma a parte il carburante necessario la Dodge Journey non ha richiesto alcuna manutenzione
particolare. Ancora verso Nord e da Chinle la meta successiva diventa la Monument Valley, il famoso parco nazionale terra degli indiani Navajo, scenario inconfondibile dei film western. Da Kayenta 10 miglia sulla strada statale per entrare con il Journey nel famoso mondo di John Wayne e vivere appieno lo splendido scenario circostante, fatto di alte conformazioni rocciose e terra rossa. La Journey ne esce bicolore, e pronta ad affrontare la strada statale verso nord ovest, lasciare l’Arizona per entrare nello Utah ed affrontare il percorso che da Big Water porta ad Escalante all’interno del Glen Canyon. Il primo tratto è piacevole, poi le cose si sono complicate per via della pioggia dei giorni passati e del fango non ancora asciugato e soprattutto molto “colloso” praticamente sabbie mobili. La Journey non ce l’ha fatta ed il percorso ha subito uno stop forzato di una notte; nell’area il cellulare non ha copertura, perciò via, a piedi, sino a Big Water per cercare aiuto. La disponibilità delle persone del posto mi ha lasciato esterefatta, tutti molto carini, si sono dati da fare per trovare Josh, un omone possessore di un pick-up Ford F250, appartenente al corpo dei vigili del fuoco, che si è messo in viaggio e mi ha riaccompagnato all’auto ed aiutato ad estrarla dalla fangaia. La differenza tra il movimento del gigante pick-up F250 ed il piccolo Journey non ha parole per essere descritta, così con la coda tra le gambe la nottata è trascorsa per tornare verso Page, lemme lemme, dove al un autolavaggio, con tutta calma ho sfilato le ruote ed ho lavato tutte le parti dell’auto stracolme di fango.
Dall’Arizona e dai monti del Glen Canyon la prua di Dodge Journey volge verso est – sud-est per arrivare in Nevada attraverso il paesaggio piuttosto lunare e desertico che si snoda lungo un tratto di I93 ed attraversa la Diga Hoover. Questo paesaggio fà una certa impressione, e per forza di cose è l’unica strada percorribile per raggiungere, nel Nevada, il Red Rock Canyon. Il viaggio non è stato semplicissimo, infatti la Dodge Journey ha avuto un problema alla ventola del radiatore, così sono stata costretta ad una sosta forzata in una officina alla periferia di Las Vegas, per smontarla e farla sostituire, fortunatamente reperire pezzi di ricambio non è un problema, così il ritardo accumulato non è tantissimo, e trascorrere un’altra notte all’interno di un Canyon è veramente emozionante.Una volta pagato l’ingresso al parco, di soli 5 dollari, c’è il visitor center, che fornisce una mappa del parco, per potersi fermare ad ammirare i punti panoramici più belli ed intraprendere i sentieri tracciati; naturalmente ci addentriamo nella parte dedicata all’off road, che non è eccessivamente impegnativo, infatti la Dodge Journey viene accolta da una strada sterrata, bianca ed ampia, che si snoda attraverso un panorama mozzafiato: alte montagne di pietra rossa in lontananza, strani arbusti che sembrano praticamente secchi, alti da 50cm ad 1,5 metri, e soprattutto tantissimi scoiattoli.
Las Vegas non è solo sinonimo di gioco d’azzardo e casinò – fortunatamente – qui si può trovare molto di più; con paesaggi desertici per l’off road, ma anche esperienze di guida in pista con lo speedway, oppure semplicemente passeggiando nello Showroom più grande al mondo di Auto Storiche, Classiche e Vintage. Un ambiente realizzato in un enorme parcheggio, debitamente chiuso ed attrezzato per contenere oltre 300 veicoli tra i più particolari e misconosciuti dell’ambiente automobilistico dagli anni ’20 a seguire. Alcuni di questi modelli sono in vendita, altri solo in esposizione, tutti perfettamente funzionanti, il volume d’affari del solo parco in vendita supera i 250 milioni di dollari ed i visitatori sono moltissimi, oltre un migliaio al giorno. Gli ideatori, nonché fondatori e proprietari sono Don Williams e Richie Clyne. Certo, per chi ama curiosare, fà un certo effetto volare oltre oceano per vedere da vicino modelli europei ed italiani come ad esempio i due prototipi della Lancia, la Lancia Raggio Azzurro nelle due versioni realizzate, la Raggio Azzurro 1 fu completata nel 1955 con un motore della Lancia Aurelia B20 con un motore 2.5 litri V6. Nel 1956 è uscito il secondo modello, decisamente più particolare soprattutto per il tetto completamente in plexiglass, sempre con un motore 2.5 litri; fu presentata al Salone di Torino e poi a New York nel 1958.
Ci sono molti modi per viaggiare, uno tra questi riguarda la fantasia, la mente, i sogni. Un viaggio particolare è senza dubbio lo spettacolo del Cirque du Soleil. Non solo un circo, non solo un musical, non solo uno spettacolo teatrale, non solo un’esibizione di atleti; un’avventura unica ed indescrivibile. Il Cirque su Soleil è nato nel 1984 a Baje Saint Paul un piccolo paesini vicino a Quebeq City in Canada. 73 erano le persone che vi lavoravano, ed offrivano uno spettacolo di intrattenimento. Poi la fantasia, la creatività e l’ineguagliabile bravura degli artisti ha fatto si che questo grandioso Circo, divenisse una compagnia con oltre 4000 dipendenti; e spettacoli periodici dislocati in tutto il mondo. A Las Vegas abbiamo assistito allo spettacolo “O”, il mondo senza tempo nell’acqua: indescrivibilmente favoloso, un viaggio che va oltre ogni più fervida immaginazione, decisamente da intraprendere. Lascio l’affascinante stato del Nevada ed entro in California, in direzione San Diego ove si parla spagnolo, ma per tradizione, si parla anche italiano, portoghese ed addirittura giapponese. Infatti queste sono state le tre nazionalità che hanno fondato il grande business legato alla pesca nei tempi passati. Oggigiorno, a San Diego la vita è imperniata sul commercio e soprattutto sulle attività militari. Lungo la baia, sono moltissime le zone vietate ed utilizzate dall’esercito e dalla marina, così come molti sono i mezzi militari ancorati qua e là; tra cui sommergibili, di cui è possibile intravedere solamente il comignolo in fase di manutenzione. Inoltre la Marina Militare, a San Diego ha fondato un istituto di ricerca che si occupa di delfini, li istruisce militarmente, a portare mine sotto le navi nemiche nonché a riconoscere esplosivi sommersi.
San Diego è anche una splendida città universitaria e culturale; il Balboa Park è un luogo da non trascurare nella visita della città; infatti qui c’è una splendida architettura spagnoleggiante negli edifici e ci sono molti musei che meritano una visita attenta ed accurata, tra cui il Museum of Art, il Museum of Photographic Arts, il Railroad Museum, Air & Space Museum e naturalmente l’Automotive Museum. San Diego nasconde anche una Old Town che merita essere vista, fosse solo per la particolare costruzione delle case, inoltre di storico ed antico ci sono molti edifici in città, tra cui il Sofia Hotel, posto in un edificio di mattoni rossi costruito nel 1926 in un perfetto crocevia commerciale; adatto punto di partenza per visitare a piedi od in auto la città e gli ambienti circostanti, soprattutto i paesaggi che ci portano verso nord a Ramona, al passo Dos Picos, alla foresta nazionale di Cleveland con le relative cascate ed alla Orange County, una contea comprendente 24 città, che và dalla costa del pacifico alle montagne della California, con la conosciutissima località Big Bear nosta stazione sciistica. La Dodge Journey ci arriva con un percorso fatto di pura autostrada, per poter assaporare appieno il paesaggio della Costa del Pacifico, con le splendide località di Laguna Beach, Newport beach e Balboa Penisola, Dana Point. Un tracciato, che risulta essere interessante e coinvolgente, poiché ci porta ad esplorare delle zone veramente particolari. Essere on the road in California, significa tornare indietro ai tempi dei Beachs Boys, percorrere la famosa Strada 1 che attraversa tutto lo stato. Fermarsi a mangiare un classico hamburger da Ruby’s Autodinner, un locale anni ’60, perfettamente conservato, con tanto di auto d’epoca parcheggiate all’esterno ed un arredamento in perfetto stile. Ancora 40 km e la Dodge Journey raggiunge la città più importante della Contea di Orange:
Anaheim, conosciuta per la presenza dei parchi di intrattenimento Disney e Knott’s, per il più grande Convention Center della California, e per la squadra di baseball Angels, il cui stadio caratterizza l’ingresso in città con i grandi berretti rossi; ospita un pubblico di ben 45000 persone e nel 2010 sarà la sede per il campionato All Star Game. Anaheim è una località decisamente accogliente, una città molto estesa e ben curata, sicura e tranquilla nonostante la presenza di circa 4,5 milioni di turisti all’anno. Passeggiare lungo i viali alberati, del Gardenwalk, con tante palme e tanti fiori colorati è una vera goduria, dopo tanti giorni di viaggio in auto. Ciò che attira l’attenzione è senza dubbio la presenza di tanti negozi, centri commerciali anche di nuova realizzazione, aspetto questo molto positivo considerando il periodo di dura recessione. Anaheim non è solo divertimento, è anche cultura e si può visitare il Discovery Sciente Center, dove ogni cosa risulta possibile; o fare un salto nel passato attraversando l’historic distric e raggiungendo la casa natale del presidente Richard Nixon, che attualmente ospita una splendida biblioteca. La cattedrale di cristallo, caratterizza l’aspetto religioso della Orange County, ed anche l’aspetto architettonico, senza dubbio la cattedrale più vistosa in assoluto; realizzata in una forma obliqua con oltre 10 mila panelli di vetro.
Un appuntamento al quale non possiamo mancare, è il Concorso di Bellezza per auto: dove non solo torniamo indietro nel tempo, guardando modelli risalenti al 1911, al 1915 con le ruote in gomma montate su cerchi in legno e rifiniture delle carrozzerie in legno; ma ci immergiamo in un mondo magico, fatto di cromature, di preparazioni stravaganti. Anche qui non mancano i mezzi a 4 ruote motrici, come le Jeep Willys degli anni della guerra, od ancora più particolare una Corvette 4x4 realizzata da un eccentrico signore del posto, che sulla trazione della Chevrolet Silverado ha costruito una Corvette decisamente performante anche nel fango e sulla neve, come testimoniano le foto da lui scattate, che orgogliosamente ci mostra. Un motore 8 cilindri a V che eroga una potenza di 370cv e porta fuori dai problemi un mezzo decisamente leggero. Teatro di questo particolare concorso è stato il Central Parsk di Huntington Beach City, posto a pochissimi isolati dal lungo mare dove si concentra la vita tipicamente californiana: sole, spiaggia, palme, pontile con i guardaspiaggia e lo Shorbreak Hotel, realizzato da sole 4 settimane; a testimonianza di come la voglia di ripresa dalla crisi economica ed industriale, sia dominante. Il primo parco tematico realizzato in California, una vera sorpresa, sia per quantità di giostre ed attrazioni sia per la particolare cura nelle costruzioni e nelle rievocazioni. Ospita al suo interno i personaggi di Schulz e, Snoopy con Charlie Brown, accolgono i visitatori per accompagnarli in un’avventura western nella Ghost City, oppure nelle attrazioni mozzafiato rappresentate da una vastissima scelta di montagne russe con i cavalli, con l’acqua, a testa in
giù e chi più ne ha più ne metta. Knott’s è situato nella cittadina di Buena Park, sempre nella contea di Orange, ed è certamente un parco divertimenti da visitare, sia per i costi, sia per la bellezza delle scenografie, nonché la simpatia degli spettacoli musicali, e dei talk show, che coinvolgono il pubblico e rappresentano soldati, cow boy, indiani il tempo passato ed i classici film western. Topolino è senza dubbio il personaggio Disney più conosciuto al mondo, i suoi parchi tematici sono oramai meta di turisti di ogni età. La California è nota per i parchi di divertimento e naturalmente è anche la patria del primo ed originale Disneyland, sorto nel 1955, oggi giorno risulta essere quello più frequentato proprio perché è stato il primo e di quegli anni riporta ancora il castello di dimensioni più contenute, ma le novità riguardano anche i personaggi e le attrazioni relative ai film Disney di nuova generazione. I temi trattati, quindi riguardano tutta la storia del mondo di Topolino e company, con spettacoli, parate, esibizioni, attrazioni “tranquille” ed altre piuttosto “strong” come l’avventura sulle jeep di Indiana Jones. La scelta tra i due parchi: Disneyland e California Adventure perciò si basa solo sul tempo a disposizione per le visite; naturalmente ci sono promozioni interessanti sui prezzi dei biglietti e su interi pacchetti vacanza, quindi anche la convenienza economica è tenuta in gran considerazione. E con il mondo di Disney si conclude un viaggio lungo, un’esperienza intensa, una corsa senza fine nella storia passata e futura degli USA.
Pagine:
- 1
- 2


