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Route 66 in 4x4
di Giusy Concina • Pubblicato il 17 luglio 2009 14:34
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Un’avventura molto particolare che comincia a Chicago dove, nel 1926 prese inizio la Route 66. Un viaggio attraverso paesaggi a volte fiabeschi a volte sconvolgenti per scoprire quanto resta della “Prima Strada” e quanto stia cambiando lo stile di viaggio su ciò che di questa storica via ne rimane ancora percorribile. Chicago è una metropoli molto attiva, nel mondo economico, politico e sociale, ciò nonostante il traffico cittadino non è mai esagerato e muoversi all’interno dei vari quartieri è molto semplice. Appena recuperato il Dodge Journey all’aeroporto O’Hare, è iniziata la visita della città, con una sosta al Chicago Cultural Center è stato semplice scegliere cosa vedere e per ammirare dall’alto la città il punto migliore senza dubbio è il 103esimo piano della Sears Tower.
Per molti anni questo edificio è stato il più alto del mondo, poi il primato è passato alle Petronas Tower in Malesia, successivamente ai cinesi di Shangai ed ora agli arabi di DubaiLa città offre moltissimi spunti turistici, per ogni tipo di passione, dallo sport alla musica, con stadi, teatri, cinema, locali notturni e quant’altro; ci sono poi aree verdi e parchi stupendi sia in città sia in riva al lago Michigan, ed è proprio dal Parco della Fontana Bukingham che la leggenda vuole l’inizio della Route 66 verso il grande ed allora poco conosciuto West.
Sistemato l’interno del Dodge Journey preparandolo per la grande avventura, e piazzato a bordo il Tom Tom Go930 ha avuto inizio il lungo viaggio verso ovest, sulla scia del tempo con passaggi stradali e piste.
La prima sosta sulla Route 66, in asfalto, è quella di Dwight, un piccolo agglomerato dove la leggenda è ancora realtà; qui c’è una tipica stazione di servizio dell’epoca, mantenuta alle condizioni originali e curata dal comune, aperta come piccolo museo per i viaggiatori moderni. La strada maestra qui è piccola e stretta, una corsia per ogni senso di marcia, mentre poco più ad est si sviluppa la interstate 44, ai bordi della quale si è sviluppata anche la città moderna. A St Louis arrivare con il buio è suggestivo, soprattutto perché le dimensioni del Gateway Arch rendono il cielo ancora più scuro. Questo monumento rappresenta la città del Missouri praticamente in tutto il mondo, eretto in 3 anni dal febbraio del 1963, fu inaugurato nell’ottobre del 1965. Alto 193mt. Da allora ha ospitato milioni di turisti e permette una vista mozzafiato sul Fiume Missisipi, nel punto in cui corre il confine tra Illinois e Missouri. A St Louis è molto interessante da visitare il Museum of Transportation, dove i modelli storici ci riportano indietro a prima degli anni ’20 e della Mother Road.Il terzo stato, su 8, attraversato dalla Route 66 è l’Oklahoma; questo tragitto è stato favoloso, rigorosamente percorso lungo la strada che rappresenta un’epoca, in auge dal 1926 sino al 1985, ed ancora oggi conservata perfettamente e naturalmente transitabile, grazie all’impegno dello stato. Le località più importanti sono tre: Tulsa, Oklahoma City, Elk City. A Tulsa la Route 66 attraversa il paesino di Sapulpa che conserva intatto tutto il fascino degli anni d’oro.
Qui si possono vedere le costruzioni tipiche in mattoni rossi, le insegne sbiadite, il museo. Da Sapulpa, dove ogni anno si svolge il Festival delle auto d’epoca, il Dodge Journey prosegue verso Ovest, con la sosta a Chandler, per visitare il Museo Interpretative Center: realizzato in una sala molto particolare con esposizioni di fotografie e ritratti, ma soprattutto con oltre 16 video da seguire comodamente seduti sui sedili originali delle auto del tempo ( Ford, Cadillac, Chevrolet) oppure distesi sui letti che si trovavano un tempo nei tanti Motel che hanno fatto della Route 66 uno stile di viaggio ancora oggi mantenuto integro nella tradizione. Il costo di ingresso è di 5 dollari, e sono veramente ben spesi. Lungo la Route 66 non c’è solo il passato, c’è anche il futuro e questo è dimostrato dalla voglia di costruire ancora cose nuove, come ha fatto la Pops, con la realizzazione di un’area di servizio ultramoderna, tutta tubi d’acciaio ampie vetrate, pompe di carburante di ultima generazione. Qui oltre a far rifornimento ai veicoli moderni si può acquistare una delle tante bottiglie di bibite in vetro, confezionate come lo erano nel corso del tempo, ecco come acquistare una nuova “vecchia bottiglia di vetro”.I ricordi di viaggio sono sempre molto particolari, e quelli che riguardano la Route 66 dalla sua realizzazione ai tempi moderni sono praticamente infiniti, alcuni di essi sono esposti in piccoli musei come quello di Clinton, dove si respira la vita lungo la Route 66 nel pieno stile americano a cominciare dalle canzoni che hanno caratterizzato l’epoca. Così mentre le note di “Get your kicks on Route 66” scorrono in sottofondo si possono ammirare le antiche
pompe di carburante, antiche foto che ritraggono località distanti tra loro migliaia di chilometri, ed ancora con le note di In The Mood (Glen Miller) si possono ammirare i classici locali degli anni ’60 riprodotti perfettamente; sono poi gli Eagles con Hotel California che ci accompagnano a bordo del tanto conosciuto minibus Volkswagen, tanto conosciuto ed apprezzato negli States dove ne sono stati venduti oltre un milione di pezzi negli anni. Il biglietto di ingresso è di soli 5 dollari ed una sosta è senza dubbio cosa da fare; prima di giungere ad Elk City. Collocata lungo la Route 66 a soli 25 miglia dal confine con il Texas, è sempre stato un punto nevralgico; infatti il suo sviluppo ha avuto inizio nel 1901 con la costruzione della ferrovia. La grande via di comunicazione che permetteva il commercio, e con la costruzione la realizzazione di cittadine e la frammentazione degli acri di terreno per l’allevamento. Oggi giorno i Ranch sono molti, l’allevamento dei conosciuti longhorn si affianca alle altre specie di bovini, e soprattutto si affianca all’estrazione del petrolio, di cui tutto lo stato ne è molto ricco. La particolarità di Elk City la si può vedere da vicino al Museo a cielo aperto; un complesso che racchiude Old Town Museum, National Route 66 Museum, National Trasportation Museum, Farm and Ranch Museum; posizionato in centro lo si raggiunge facilmente ed è assolutamente da vedere. Ci sono degli edifici che ripropongono la vita dai primi del ‘900, alcuni dei quali originali, altri riprodotti fedelmente, all’interno dei quali tutti gli oggetti sono originali. Il gentilissimo professor Ron Savage mi ha
accompagnato all’interno degli edifici, mi ha raccontato la storia della città, la leggenda secondo cui il nome della città fu cambiato perché vicino al fiume che scorre poco distante Rogers Williams trovò delle impronte che credeva fossero di Alci, così dette il nome di Elk al fiume e di conseguenza alla città stessa. Gli edifici certamente più significativi sono la Rock Bluff School che ospita ancora i banchetti in legno, la Cappella dei Pionieri, l’edificio principale dove le varie sale ripropongono la vita dei pionieri al loro arrivo, nonché la vita degli indiani del posto, un’ala è dedicata al rodeo con l’esposizione del Fratelli Beutler, che tutt’oggi e da ben 4 generazioni organizzano rodei in tutto il paese. La nostra visita prosegue verso il parco, dove si può tranquillamente fare un pic-nic all’ombra del Carosello realizzato nel 2001 per commemorare il centenario della nascita di Elk City. La città è collegata tramite linee di autobus e ferrovia, ma sarebbe un peccato non transitare lungo questa via a bordo di un mezzo a due o quattro ruote, magari approfittando a fare un giro anche sulle montagne del non lontano comprensorio Quartz Mountains. Anche scegliere di alloggiare ad Elk City non è un problema, infatti ci sono le principali catene di hotel e motel presenti in tutti gli Stati Uniti come ad esempio il Comfort Inn, ed i prezzi sono di gran lunga migliori rispetto a quanto si può trovare dalle nostre parti, soprattutto in funzione dei servizi offerti ( bevande calde 24 ore al giorno, wi-fi internet gratuito ecc).
La Route 66 in Texas percorre solamente la parte nord dello stato per circa 220 miglia, ma senza dubbio è il tratto più importante, poiché rappresenta proprio la metà del viaggio tra Est ed West. Lungo il tragitto si percorrono pochi chilometri lungo la strada originale, nei soli paesini di Shamrock, di McLean, di Groom, poi ancora Adrian. Il centro più grande è Amarillo, una città veramente molto particolare, conta oltre 170 mila abitanti e si sviluppa lungo 19 miglia sulla attuale I-40, dal punto di vista del commercio; mentre verso sud e nord per quanto riguarda l’allevamento ed i ranch. La città di Amarillo merita una sosta per diversi motivi, uno dei quali riguarda il ristorante, oramai divenuto famoso in tutto il mondo, per la preparazione della carne alla griglia, e per il fatto che è sempre in atto un particolare concorso: chi riesce a mangiare la bistecca più grande al mondo, 72 once – 2,1 kg, comprensiva di contorno, vince la cena ed il trasporto a casa od in hotel a bordo di una limousine texana, con le corna del famoso bovino Longhorn appese sul cofano anteriore. Pagine:
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