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Non restano che le briciole...
di Alberto Mazzantini • Pubblicato il 04 dicembre 2008 01:12
Un piccione solitario che razzola inquieto tra i padiglioni semi-deserti di una grande rassegna automobilistica alla ricerca delle ultime briciole di cibo sparse sulla moquette, non lontano da uno stand sul quale campeggia un SUV di ultima generazione. Questa potrebbe essere l'immagine (scattata nel pomeriggio di ieri) che sintetizza in maniera emblematica la disfatta del mondo dell'auto registrata nel corso della prima giornata del Motor Show dedicata alla stampa.
Una disfatta in gran parte annunciata nei mesi precedenti ma che, ancora una volta, Aziende e portavoce si sono affrettati a smentire o quantomeno a camuffare in maniera più o meno maldestra con dati che sembrano usciti da un libro di fiabe.
Soprattutto se si analizzano le cifre relative alla flessione delle vendite che ha interessato negli ultimi mesi la maggior parte delle industrie europee e, soprattutto, americane.
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi in proposito, osserviamo la situazione italiana nel corso del periodo gennaio-novembre 2008 durante il quale sono stati venduti 2.018.587 veicoli contro i 2.330.893 immatricolati nello stesso periodo del 2007 con un calo del 13,4%. Se limitiamo l'analisi al solo mese di novembre la flessione sale addirittura al 29,5%, dato che segna il maggiore flusso negativo mai registrato dal 1993 ad oggi.
Purtroppo ascoltando i dati diffusi dalla maggior parte delle Aziende relativi alle vendite, si parla sempre (o quasi) di incrementi rispetto all'anno precedente o di "aumenti significativi" che assai spesso inducono addetti ai lavori e pubblico ad una sintetica riflessione. O le cifre relative alle catastrofiche perdite sono inventate di sana pianta, o le Aziende automobilistiche fingono di non vedere la realtà di un mercato che annaspa da tutte le parti.
E a giudicare da quanto visto girando per un giorno intero all'interno del Motor Show, la situazione appare veramente drammatica: padiglioni semivuoti un po' dappertutto, spazi espositivi (compresi quelli dei marchi più blasonati) molto più piccoli del solito e meno appariscenti, standiste e hostess in numero ridotto, cartelle stampa sostituite in molti casi da un asettico indirizzo web dal quale scaricare immagini e testi, e conferenze stampa per "pochi intimi", frequentate spesso per ragioni di marketing e piaggeria che non per spirito di servizio.
In compenso cameraman e fotografi mai come quest'anno hanno potuto lavorare nella più assoluta tranquillità, provando quasi una certa nostalgia per la ressa che caratterizzava la rassegna bolognese fino a qualche anno fa. Allora, fin dal primo giorno, era praticamente impossibile riuscire a fotografare un veicolo senza una marea di gente attorno, e per poter girare anche pochi secondi di filmato era necessario creare una barriera di collaboratori per bloccare il flusso di persone vaganti in ogni angolo dello stand e nei corridoi. Quest'anno le auto sembravano cattedrali nel deserto, immerse in un isolamento inquietante e la presenza umana veniva quasi invocata come un tangibile segno di vitalità di un settore dal futuro sempre più incerto.
Speriamo che a partire da giovedi, con l'apertura al pubblico, il Motor Show riesca finalmente a decollare, anche se il costo del biglietto (24 euro) non rappresenta certo un elemento incoraggiante per i giovani e le famiglie.


