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Mongolia
Testi e foto di Giorgio Rosato • Pubblicato il 19 novembre 2008 09:57
G4 Challenge atto terzo. È partita la grande avventura. Dopo una serie di “rumor” e indiscrezioni avanzate all’indomani della presentazione in anteprima assoluta dell’edizione 2009 (avvenuta nel settembre scorso in occasione del Salone di Francoforte) la notizia è ufficiale. La terza edizione del Land Rover G4 Challenge si svolgerà tra le steppe e i deserti della Mongolia.
Archiviata la formula dei G4 itineranti (America, Australia e Sudafrica nel 2003; Thailanda, Laos, Brasile e Bolivia nel 2006) l’”avventura globale” si concentra in un’unica regione del globo. Soluzione che, oltre a ridurre gli ingenti costi relativi ai trasferimenti, consente indubbiamente un maggior approfondimento del territorio e un’ottimizzazione di tutte le complesse fasi della logistica.
Per questa terza edizione inoltre la Land Rover, oltre ad una serie di importanti innovazioni (tra cui la partnership con la Croce Rossa Internazionale) ha introdotto anche la partecipazione di un selezionato numero di giornalisti della stampa specializzata di tutto il mondo nelle spedizioni di pre-scouting allestite per tracciare i percorsi e scegliere le aree di prova del G4 Challenge 2009 in programma per l’estate del prossimo anno.
La nostra testata è stata una delle poche riviste specializzate invitate all’evento e, grazie alla fortunata coincidenza di essere stati inseriti nel primo gruppo destinato a raggiungere la Mongolia, siamo riusciti a pubblicare in anteprima mondiale il reportage su questa fantastica spedizione off-road.L’Ottons Camp allestito nel cuore del deserto di Gobi ha rappresentato il quartier generale utilizzato dalla Land Rover nel corso della spedizione del G4 Challenge in Mongolia organizzata per tracciare i percorsi dell’edizione 2009.
DALL’OTTONS CAMP ALLA VIA DELLE AQUILE
Dopo un lunghissimo volo di quasi 12 ore nella ovattata e confortevole atmosfera a bordo del mastodontico jumbo della Korean Air, arriviamo finalmente all’aeroporto di Seoul per trasferirci dopo una breve sosta a bordo di un secondo volo alla volta di Ulan Bator da dove, con un piccolo bimotore ad elica, raggiungiamo l’aeroporto di Gurvan Saikhan, considerato la “porta” del deserto di Gobi. Trasferiti i bagagli sui Discovery e i Freelander schierati ad attenderci, effettuiamo una breve trasferta di circa 40 chilometri per raggiungere l’Ottons Camp che rappresenterà il nostro quartier generale nel corso dell’intera spedizione.
Superata la breve fase di acclimatazione ambientale e altimetrica (siamo sopra i 2.000 metri di quota), ed assegnato a ciascuno il proprio posto nella yurta, ci mettiamo subito in marcia alla volta della famosa “Via delle aquile”. Viene così definita una delle piste più famose che attraversano il deserto di Gobi, situata all’interno di una riserva naturale nota per essere uno dei principali punti di nidificazione dell’aquila esistente in Mongolia.
Nel corso del primo giorno di fuoristrada incrociamo diversi esemplari che disegnano ardite traiettorie nel cielo terso del deserto e, grazie all’acume visivo di una nostra guida, riusciamo anche a scovare un nido con alcuni aquilotti situato su delle rocce non lontane dalla pista. Numerosi anche gli incontri con i cammelli (non i dromedari, ma quelli autentici a due gobbe) e con una fauna umana veramente sorprendente: in un vecchio minibus UAZ troviamo una bambina che viaggiava sul sedile anteriore assieme alla sua inseparabile capretta e mentre le scattavamo alcune foto (dopo l’ok del suo papà) è spuntata dal nulla del deserto una ragazza in motocicletta con occhiali scuri e mascherina per la polvere.
Per tutto il giorno una polvere finissima e in grado di insinuarsi ovunque (anche con i finestrini chiusi) ha sempre accompagnato la nostra marcia e al rientro all’Ottons Camp le nostre auto sono completamente ricoperte di sabbia sia nell’abitacolo che all’esterno.Numerosi gli incontri con le popolazioni locali, come quello con la bambina che trasportava una capretta nel fuoristrada, o la ragazza in moto in viaggio da sola nel deserto; in basso a destra, la classica foto ricordo della carovana in posa sotto la porta d’ingresso sulla pista della “Via delle aquile” dove abbiamo avvistato numerosi rapaci.


